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Welfare: l’Italia è in cima alla classifica Ue per il rapporto tra spesa sociale e Pil | Il rapporto

Un’idea “concreta dell’incidenza del welfare sulla vita economica del Paese è offerta dal rapporto tra spesa per il welfare e spesa pubblica totale, al 2024 pari al 56,56%. In buona sostanza, il nostro Stato destina al sistema di protezione sociale più della metà di quanto spende in totale.”

Lo evidenzia il rapporto di Itinerari Previdenziali.

“Per un confronto, basti pensare che nello stesso anno a scuola, università e ricerca – fondamentali per crescita e sviluppo – sono invece stati riservati circa 83 miliardi, valore pari al 4% del PIL e persino inferiore agli interessi sul debito pagati nel 2024, aggiunge la ricerca”, aggiunge.

“Si tratta di cifre importanti che oltretutto contraddicono” – precisa il presidente di Itinerari Previdenziali Brambilla“il sentire comune secondo cui l’Italia sarebbe poco generosa e spenderebbe meno degli altri Paesi dell’UE per il welfare: al contrario, il rapporto tra spesa sociale e PIL ci colloca ai vertici delle classifiche Eurostat, di poco preceduti solo da Austria e Francia.”

Se si guarda poi a un altro rapporto fondamentale, quello tra entrate e uscite per prestazioni, si osserva che nel 2024 la spesa sociale complessiva ha assorbito il 61% del totale delle entrate contributive e fiscali statali – prosegue lo studio di Itinerari Previdenziali.

Nel dettaglio, se per INPS e Inail si può però parlare di “equilibrio”, vale a dire di un sistema pensionistico e assicurativo in grado di autosostenersi con i contributi versati da lavoratori e imprese, lo stesso non può dirsi per assistenza, sanità (intorno ai 138 miliardi l’importo della spesa) e welfare degli enti locali (circa 13,5 miliardi) che, in assenza di contributi di scopo, devono appunto essere finanziati attingendo alla fiscalità generale.

Volendo provare a formulare una stima a partire dai dati MEF sulle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF rese nel 2024 (benché riferite all’anno di imposta 2023), il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha calcolato che per finanziare sanità e assistenza occorrono tutte le imposte dirette IRPEF, addizionali, IRES, IRAP e ISOS e anche circa 17 miliardi di imposte indirette.

Di conseguenza, per sostenere il resto della spesa pubblica non rimangono che le imposte indirette, altre entrate minori e soprattutto il “debito”, ponendo peraltro un tema non solo di sostenibilità ma anche di equità del sistema.

“Siamo davanti a un’enorme redistribuzione della ricchezza” – ha commentato Brambilla“di cui spesso i cittadini non si rendono neppure conto: la gran parte del finanziamento del nostro welfare state grava sulle spalle di quei poco più di 7 milioni di italiani con redditi superiori ai 35mila euro, che da soli versano il 63,17% dell’Irpef complessiva e anche la maggioranza delle altre imposte, pur rappresentando solo il 17,17% dei contribuenti totali.”

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