Rimangono solo due mesi e mezzo per modificare il Pnrr, con l’Italia che si avvia alla difficile trattativa in Ue. L’Eurocamera ha dato il via libera definitivo al RePower Eu e, soprattutto, alla sua integrazione nei piani nazionali di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un voto significativo perché, di fatto, fa scattare il countdown per le modifiche che gli Stati membri sono chiamate ad apportare con l’aggiunta del nuovo capitolo “energetico”. Le linee guida varate dalla Commissione danno tempo fino al 30 aprile. Palazzo Berlaymont ha già consigliato di ultimare i nuovi piani il prima possibile anche perché il negoziato si lega a doppio filo con il nuovo regime di aiuti di Stato che Bruxelles si appresta a varare in risposta alla legge sull’inflazione Usa.
Il via libera della Plenaria al RePower è stato schiacciante: 535 i voti favorevoli, 63 i contrari e 53 le astensioni. Nessun italiano ha votato contro. Il tema è che il RePower rischia seriamente di non bastare, soprattutto ai Paesi come l’Italia, il cui spazio fiscale non permette loro di attingere, come Berlino e Parigi agli aiuti di Stato. Di questo, proprio a Strasburgo, il ministro per le Politiche Ue, il Sud, la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto ha parlato con le delegazioni nazionali di eurodeputati. Fitto ha visto tutti separatamente e a tutti ha sottolineato la necessità di “fare squadra” tra governo e Pe, nel rispetto delle diverse sensibilità politiche. «L’obiettivo è, laddove possibile, difendere insieme gli interessi italiani in Europa. Si tratta, d’altra parte per l’Italia di fare né più né meno quello che altri Stati membri fanno già da tempo», ha rimarcato il ministro.
Sul Pnrr l’obiettivo massimo, per Roma, è ottenere una proroga della deadline, fissata al momento al 2026. Di certo il governo punterà su quanto contenuto nelle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo: la necessità di essere flessibili nell’uso dei fondi. Da parte sua l’Ue ha già invitato ad apportare le modifiche in un unicum, restringendo così il margine di manovra. E, nel RePower approvato al Pe, di flessibilità ce n’è poca. Almeno il 30% della loro spesa va destinato a misure multinazionale. Restano fermi, inoltre, i paletti riguardanti gli obiettivi della transizione verde e di quella digitale.
Su input dell’Eurocamera, il RePower chiede ai governi anche una maggiore trasparenza, con l’obbligo di pubblicare i 100 destinatari finali che ricevono i finanziamenti di importo più elevato. Quanto alla somma totale, al Pe si è fatto riferimento a 22 miliardi totali, dei quali 8 provenienti dalla messa all’asta di quote nel sistema Ets e 12 dal Fondo dell’innovazione. A questi dovrebbero essere aggiunti oltre 40 miliardi di Fondi di coesione del 2014-2020 non ancora spesi. E poi ci sono i prestiti che, nell’ambito del Recovery, i Paesi che non hanno completato la loro quota possono chiedere. E che vedono l’Italia in coda, visto il pieno di prestiti fatto con il Recovery.
Il governo punta a entrare nel vivo della trattativa dopo aver varato il decreto Pnrr che di fatto accentra la governance del piano a Palazzo Chigi provando a snellire le pratiche burocratiche in ogni settore. Ma i sindacati sono già sul piede di guerra. Cgil, Cisl e Uil, in una lettera, hanno chiesto un incontro “immediato” al governo ricordando che Fitto si era impegnato a discutere del decreto con loro prima che fosse approvato.








