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Margrethe Vestager (vicepresidente Commissione Ue): «Digitalizzazione: c’è stato un progresso, ma siamo ancora significativamente in ritardo»

Nell’ambito della digitalizzazione c’è stato un progresso, ma siamo ancora «significativamente in ritardo in termini di capitale umano». L’Italia risale dal 25 al 20esimo posto, migliora sia la copertura che la diffusione delle reti di connettività, ma rimane nel gruppo di coda della Ue e l’effetto Covid non c’è stato. Ciò si vedrà nel 2022 secondo la Commissione Ue che ha pubblicato l’edizione 2021 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi).

«Tutti i paesi dell’Ue hanno compiuto progressi per diventare più digitali e più competitivi, ma si può fare di più» commenta la vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager. «Si tratta di una sfida impegnativa, sostenuta dal Pnrr» sottolinea la Sottosegretaria al Mise e vicepresidente del Pd, Anna Ascani. «Dobbiamo fare di più per quanto riguarda la connettività (23° posto) come, ad esempio, negli indicatori relativi alla copertura 5G (8% rispetto al 14% della media Ue) e per la formazione ICT fornita dalle imprese. In questa direzione contiamo di raggiungere risultati concreti grazie al Piano Transizione 4.0».

«Dall’indice Desi arriva la conferma che l’Italia è sulla strada giusta», dice l’amministratore unico di PagoPA, Giuseppe Virgone. «Registriamo positivamente che la App IO, oggi nelle mani di quasi 23 milioni di persone, risulti una best practice a livello europeo; questo, a riprova del fatto che un accesso semplificato e una migliore fruizione dei servizi possa contribuire a colmare i divari che l’indice ancora denota».

Solo il 42 % delle persone tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base (56 % nell’Ue) e solo il 22 % dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (31 % nell’Ue). La percentuale di specialisti Tic in Italia è pari al 3,6 % dell’occupazione totale, ancora al di sotto della media Ue (4,3 %). Solo l’1,3 % dei laureati italiani sceglie discipline Tic, un dato ben al di sotto della media Ue, mentre la questione di genere è un male comune alla UE. Tutte carenze che rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e di limitare la capacità di innovazione delle imprese.

«Purtroppo, si conferma ancora una volta che il vero gap tra Italia e resto del continente è sul fronte delle competenze e non delle infrastrutture. Quasi il 60% degli italiani non ha competenze digitali di base, e questo rappresenterà la barriera più rilevante alla trasformazione digitale del paese. E spiega il perché siamo inchiodati da due anni al 61% della diffusione di banda larga fissa tra le famiglie» commenta Alberto Calcagno, ad di Fastweb ricordando l’impegno in questo senso della Fastweb Digital Academy.

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