C’è un appuntamento a cui il governo e il Mef guardano con particolare attenzione: lunedì 2 marzo l’Istat fornirà l’aggiornamento sui conti pubblici del 2025.
Qualora il dato indicasse una discesa del rapporto deficit/Pil sotto al 3% l’Italia potrebbe vedere più vicino il traguardo della conclusione della procedura per disavanzo eccessivo aperta dalla Ue a luglio del 2024.
Nel Documento di Programmazione di Bilancio redatto nello scorso autunno il Tesoro aveva fissato la stima del rapporto Deficit/ Pil per il 2025 al 3%, sulla scorta della linea della prudenza sui conti pubblici impostata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Ora potrebbe arrivare un ritocco verso il basso.
“Aspettiamo i dati definitivi, tendenzialmente dovremmo essere al di sotto del 3 per cento, ma non abbiamo fatto una politica di austerità per raggiungere questo obiettivo, perché avrebbe compromesso la crescita” – ha spiegato la premier Giorgia Meloni intervistata da ‘Bloomberg’.
La presidente del Consiglio ha rivendicato: “Ci siamo dati una strategia che, secondo me, è quello che fa la differenza, dobbiamo continuare nella stessa linea, mantenendo la serietà nella gestione dei conti pubblici.”
Lo scorso autunno durante una riunione dell’Fmi il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis aveva lanciato segnali di apertura sul dossier italiano.
“Nel prossimo semestre, se i dati verranno confermati, rimuoveremo l’Italia dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo.”
Proprio in quell’occasione, il Fondo Monetario aveva sottolineato che l’Italia sta andando verso una “impressionante sovraperformance”, il disavanzo complessivo “è migliore di quanto previsto” quest’anno.
“La nostra previsione per quest’anno era di un deficit del 3,3% del Pil, mentre secondo le autorità italiane sarà del 3,0%, una volta aggiornate le nostre previsioni ne terremo pienamente conto”, aveva specificato l’Fmi.
Qualora l’Italia in primavera riuscisse ad uscire dalla procedura per disavanzo, dopo meno di due anni, potrebbe guardare più agevolmente alla richiesta di accesso dei fondi Safe per le spese militari, visto l’obiettivo fissato in sede Nato di arrivare al 5% del Pil in spesa militare al 2035.








