L’ipotesi di allungare il termine di quella che rimane la misura maggiore contro l’emergenza Covid, almeno dal punto di vista quantitativo, è arrivata dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri. In sintesi i prestiti bancari a imprese e famiglie ‘congelati’ dalla moratoria decisa dal governo e dai privati, si avviano verso i 300 miliardi di euro e l’esecutivo pensa di estenderne la scadenza a oltre settembre per agevolare la ripresa dopo l’estate mentre incassa il via libera della Ue alle modifiche al decreto liquidità che, fra l’altro, alzano da 25 a 30mila l’importo dei prestiti garantiti al 100%.
BANCA D’ITALIA
A settembre. secondo le stime, le aziende si troveranno infatti alle prese con una economia ancora debolissima e orfana del flusso turistico dall’estero con conseguenze anche sullo stesso comparto bancario, come ha ammonito la Banca d’Italia. Si vedrà se la misura sarà studiata per evitare alle banche un ulteriore aggravio operativo poiché per accogliere le domande, che vanno deliberate una a una, gli istituti di credito hanno dovuto ricorrere a sforzi eccezionali del personale negli scorsi mesi.
I DATI DELLA TASK FORCE
Per inquadrarne la magnitudo, occorre ricordare che al 5 giugno, secondo i dati della task force fra ministeri, Abi, Mcc, Sace e Banca d’Italia, sono pervenute oltre 2,6 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 277 miliardi. Circa l’87% delle domande o comunicazioni relative è già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 2% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame. Nel frattempo il meccanismo di prestiti garantiti previsti dal governo avanza dopo le difficoltà e gli intoppi iniziali. Gli ultimi dati parlano di 849.000 domande dalle Pmi per un importo di finanziamenti di oltre 54 miliardi. Al 5 giugno sono stati erogati due terzi delle domande, una percentuale “in rapida crescita”.
GARANZIA ITALIA
Ammontano invece a 718 milioni i volumi complessivi delle garanzie nell’ambito di “Garanzia Italia” della Sace. Ad aiutare le banche (e le imprese) saranno poi le misure straordinarie della Bce e la grande flessibilità delle autorità di vigilanza. Il Comitato di Basilea, l’organismo che negli scorsi anni ha disegnato e poi fatto ratificare agli stati la riforma Basilea III che imponeva livelli di capitale più alti per gli istituti di credito con un corollario di ricapitalizzazioni, aumenti di capitale (e in qualche caso una stretta al credito), ha riconosciuto come ora la “priorità sia il supporto all’economia e all’assorbimento delle perdite”. In pratica bisognerà attingere alla riserve di capitale messa da parte proprio per i momenti difficili e si dovrà dare tempo alle banche per ricostruirle. Un cambio di passo notevole per chi spingeva su requisiti più alti (che il mercato poi inevitabilmente alzava su asticelle maggiori) ma necessario per evitare che il fallimento delle banche pesi sulle finanze pubbliche già sotto pressione. Va ricordato ad esempio che per il salvataggio e il rilancio della Popolare di Bari il peso maggiore (1,17 miliardi) ricadrà sulle altre banche private tramite il Fitd ma 430 milioni dovrà metterceli comunque Mcc, controllato dal Mef, che ha ricevuto proprio oggi i fondi con un decreto ad hoc.








