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Ivano Vacondio (AD Molini Industriali Modena): «Vi spiego le conseguenze per imprese e consumatori della crisi del grano»

Ivano Vacondio, imprenditore a capo di Molini Industriali di Modena, azienda leader nella produzione di farine, e presidente di Federalimentare, spiega quali sono le conseguenze della guerra per le importazioni di cereali: nei prossimi mesi rischiano di scarseggiare GRANO tenero e olio di semi di girasole: “Inutile negarlo, la situazione è molto critica: l’Ucraina era il nostro primo fornitore di girasoli, un prodotto indispensabile soprattutto per l’industria dolciaria.

Con la guerra, però, gli agricoltori sono costretti a saltare la fase della semina, che si sarebbe dovuta svolgere proprio in queste settimane, con le conseguenze del caso anche per i prossimi raccolti di tutti cereali.

Da tempo, comunque, l’approvvigionamento di GRANO, girasoli, mais, orzo dai Paesi che hanno porti sul Mar Nero – Russia e Ucraina – era molto complicato, perché da lì le navi non possono salpare e consegnare nei porti italiani, soprattutto quelli del sud. Gli effetti negativi ricadranno sul 70% delle industrie italiane che si occupano della produzione di cibo”.

E aggiunge: “Niente cereali via mare dai Paesi in guerra, niente cereali via terra da Ungheria e Serbia. Nel settore zootecnico – quello, per intenderci, dell’allevamento – le scorte di mangime sono molto limitate e non superiori al mese; dopo, se mancherà cibo per gli animali, si dovrà procedere al loro abbattimento anticipato.

Grave anche la situazione per la filiera del pane: i produttori non stanno ricevendo neppure il GRANO già contrattualizzato e pagato, le scorte dureranno poco più di un mese, poi saremo nei guai. Il discorso per la pasta è diverso, per fortuna, perché il GRANO duro viene coltivato soprattutto in Italia e – per circa il 30% – importato dal Canada”, “per fortuna c’è la Romania, ma non basta.

Ci sono gli Stati Uniti, ma con loro il problema si complica perché per organizzare navi cariche di cereali dall’America servono almeno due mesi. Infine c’è la Francia, grande esportatore ma quest’anno con un problema di qualità a causa delle piogge.

Per quanto invece riguarda il GRANO duro le difficoltà perdurano da mesi e dipendono soprattutto dai fenomeni climatici che ha messo in ginocchio le coltivazioni in Canada”, “circa il 10% dei cereali venivano importati anche dalla Russia che era molto importante soprattutto per le aziende del sud Italia, quelle che ricevevano la materia prima prevalentemente via nave. Non possiamo nascondere che le sanzioni imposte a Mosca peggiorano ulteriormente la situazione.”

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