Sono bastati dieci giorni di guerra in Iran a ricordare all’Europa quanto resti vulnerabile: 3 miliardi di euro in più sborsati per le importazioni di combustibili fossili.
Un conto che per Ursula von der Leyen rappresenta molto più di uno scossone dei mercati: “È il prezzo della nostra dipendenza”, ha ammonito davanti alla plenaria dell’Europarlamento.
Assediata da Socialisti e Liberali per la mancata condanna dell’attacco di Donald Trump e Benyamin Netanyahu a Teheran, la presidente della Commissione Ue ha scelto di spostare il FOCUS sull’energia, avvertendo che l’Europa resta tutt’altro che “immune agli shock dei prezzi”.
La risposta passerà da misure mirate contro il caro-bollette e interventi strutturali, inclusa la riforma del mercato europeo delle emissioni di CO2.
“Abbiamo bisogno dell’Ets, ma va modernizzato”, ha concesso la tedesca, inviando un segnale a Giorgia Meloni che, negli stessi minuti, dal Senato ha chiesto lo stop temporaneo del meccanismo almeno per il termoelettrico, anticipando un confronto destinato ad accendersi al vertice Ue del 19 e 20 marzo.
Con un intervento quasi interamente dedicato all’energia – privo, per la prima volta dal 2022, del consueto passaggio sull’Ucraina – von der Leyen ha illustrato i numeri della crisi: dopo i raid sull’Iran il gas è balzato del 50% e il petrolio del 27%.
“Finché continueremo a importare combustibili fossili da regioni instabili resteremo vulnerabili”, ha avvertito la numero uno di Palazzo Berlaymont.
Gli sforzi per sostituire il gas di Mosca con forniture dal Qatar e dal Golfo hanno ridotto una dipendenza, ma ne hanno spostato il baricentro: tornare al gas russo sarebbe “un errore strategico”, ha tagliato corto la tedesca, ribadendo che la strada resta la diversificazione e lo sviluppo tra i confini Ue di rinnovabili e nucleare.
Anche l’Ets rappresenta uno degli strumenti chiave: senza il mercato europeo delle emissioni, “oggi l’Ue consumerebbe 100 miliardi di metri cubi di gas in più e sarebbe ancora più vulnerabile”.
Ma c’è margine per una revisione già in calendario e che il governo italiano – sostenuto anche da Berlino e Parigi, pur con sfumature diverse – chiede da settimane.
L’Ets “gonfia artificialmente il prezzo dell’elettricità”, arrivando in Italia a pesare fino a 30 euro per megawattora, circa un quarto del costo finale, è stato l’affondo di Meloni contro un meccanismo ritenuto “una tassa voluta dall’Europa”.
Von der Leyen per ora punta a mettere sul tavolo dei leader Ue un pacchetto di misure urgenti – dal nuovo allentamento degli aiuti di Stato ai sussidi fino al possibile ritorno del price cap sul gas –, mossa dall’intenzione di intervenire su “tutte le voci” delle bollette.
Ma dovrà fare i conti con le critiche sempre più dure per la sua gestione della politica estera, ritenuta da più di un leader troppo accomodante con Trump.
“L’Ue è nata come progetto di pace e continuerà a difendere il diritto internazionale”, si è difesa cercando di spegnere le polemiche nate dalle sue ultime sortite.
“Il mondo sta cambiando, ma i valori dell’Europa non dovrebbero cambiare”, ha contrattaccato il premier spagnolo Pedro Sanchez, sostenuto a Strasburgo dai Socialisti che hanno definito “inaccettabile” la posizione di von der Leyen sull’Iran.
Affondi che danno nuovo sfoggio di una maggioranza Ursula spaccata e alimentano la richiesta del M5S di staccare la spina alla tedesca.
“L’Europa non può limitarsi a gestire ciò che lascia Trump”, ha alzato il tiro anche la fedelissima di Emmanuel Macron, Valérie Hayer, con l’ennesimo richiamo a difendere il diritto internazionale.








