È il pensiero del generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della Difesa, consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali.
“Prendere l’Egitto di punta non serve a niente mentre renderlo dipendente da noi può muovere qualcosa anche per Giulio Regeni. Un regime che ha 60 mila detenuti solo perché si sono ribellati al sistema, può allentare la stretta sui diritti umani solo se è legato al nostro Paese. Dobbiamo, insisto, renderlo dipendente”.
Sulla contestata vendita di fregate italiane all’Egitto. “Gli egiziani hanno bisogno delle nostre navi per difendere i giacimenti di gas. Quella degli egiziani non è solo una corsa a essere i più forti militarmente, ma una necessità per difendere il patrimonio energetico vulnerabile. La Turchia è molto determinata nella ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo e gli egiziani devono difendere interessi vitali”.
Quanto al peso del conflitto in Libia sulla contesa fra Egitto e Turchia. Il presidente Al-Sisi che appoggia Haftar, leader della Cirenaica ha recentemente precisato che l’Egitto ha il diritto di intervenire in Libia per garantire il ‘cessate il fuoco’. Mentre la Turchia è schierata accanto a Fayez al Sarraj. Non dimentichiamo che all’Egitto farebbe comodo avere la Cirenaica come satellite egiziano e potrebbe anche accettare una spartizione della Libia in Cirenaica, Tripolitania e Fezzan. Mentre le Nazioni unite puntano invece alla pacificazione interna”.








