Con l’accordo di Gedda su una proposta di tregua di 30 giorni tra Ucraina e Russia il presidente americano Trump diventa formalmente il mediatore per la fine della guerra in corso in Europa.
Ma ora – come scrive Maurizio Molinari su Repubblica – cade su di lui la non facile prova di raggiungere l’intesa con Vladimir Putin.
Per Trump è un successo su tre fronti: dimostra di voler tener fede a tutti i costi all’impegno preso con gli elettori per porre fine ai “conflitti infiniti” perché dopo il cessate il fuoco in Libano del Sud e a Gaza ora diventa possibile anche quello in Ucraina; riesce a piegare il presidente Volodymyr Zelensky alla sua volontà grazie alle forti pressioni esercitate prima con l’umiliazione che gli ha inflitto nello Studio Ovale e poi con la sospensione tanto degli aiuti militari che della collaborazione di intelligence; può presentarsi da Putin forte del mandato incassato dalla delegazione ucraina a Gedda, ritagliando per l’America un ruolo di mediatore che in pochi avevano ritenuto possibile.
Ma è proprio questo terzo terreno quello più ad alto rischio per la Casa Bianca per il semplice motivo che il Cremlino ha al momento una posizione assai rigida: vuole conservare in maniera definitiva il controllo di tutti i territori occupati, pari a un quarto del Paese, imporre la smilitarizzazione di Kiev per trasformarla in vassallo e anche ottenere la “denazificazione dell’Ucraina”.
Ovvero, l’intenzione di Putin è di uscire vittorioso dalla guerra di aggressione iniziata il 24 febbraio di tre anni fa.
L’estrema chiusura di Putin e la palese apertura di Trump descrivono l’inizio squilibrato di una partita di poker fra i due leader che può avere esiti imprevedibili.
Perché i rispettivi obiettivi sono assai diversi.
Putin vuole affermare la sovranità russa sull’Ucraina in maniera a tal punto evidente da rilanciare il progetto strategico di creare una propria sfera d’influenza lungo i confini nazionali mentre Trump guarda ben oltre Kiev perché è intenzionato a staccare Putin da Pechino, trasformando l’intesa sull’Ucraina nel volano di un nuovo ordine internazionale.
Come riassume il politologo Walter Russell Mead “Trump cerca con Putin un’intesa sulla realpolitik a dispetto dei diritti umani come Roosevelt fece con Stalin a Jalta nel 1945 e Nixon fece con Mao a Pechino nel 1972”.
Insomma, Putin e Trump sono portatori di due ambiziosi progetti di revisione dell’ordine di sicurezza internazionale che, al momento, non sembrano compatibili.