La Capitale è tra i leader nella produzione di Ict, ma i cittadini non tengono ancora il passo con la digitalizzazione: bisogna coinvolgerli. A evidenziare questa anomalia è Alberto Tripi, presidente di Almaviva e vicepresidente di Unindustria.
«A Roma abbiamo la produzione del 25 per cento nazionale dell’Ict, ovvero Information e Comunication tecnology, come Milano. Il fatto che questo non si ripercuota sulle capacità di digitalizzazione dei cittadini, sull’e-commerce delle imprese o sui servizi digitali della pubblica amministrazione è un altro discorso. Le maggiori aziende hanno la loro sede principale qui e altre, come Accenture o Ibm hanno delle sedi. In questo ce la battiamo con Milano e la Lombardia». Lo dice, in un’intervista a Repubblica.
«Se c’è una grande offerta di servizi digitali il cittadino impara ad utilizzarli. Un esempio lo ha dato il periodo del Covid durante il quale la popolazione si è avvicinata in modo impensabile al digitale, facendo la spesa su internet, lavorando e studiando da remoto. Quando c’è necessità, ma soprattutto offerta, si osserva un salto di qualità. Ma a questo stiamo rimediando. Lo stiamo facendo rinnovando il rapporto tra pubblico e privato».
«Basta con il modello per cui il privato propone e il pubblico giudica e approva o meno. Bisogna lavorare insieme, in team» sottolinea Tripi, «come ad esempio si sta facendo per la creazione del Technopole di Roma, una sorta di Politecnico che vede lavorare insieme aziende private, associazioni, Comune, Università, Regione. E un altro esempio eccellente è il modo con cui con la Regione sono stati organizzati i servizi digitali durante la pandemia».
«Nelle aziende la digitalizzazione sta marciando, ma dove è il limite? Nella mancanza di personale qualificato nel digitale. E per questo la Regione ha messo in piedi un programma per istruire in sei mesi alla professione di programmatore chi esce dagli istituti tecnici. E ciò porterà sicuramente dei vantaggi. Perché le piccole aziende di solito si fanno digitalizzare dalle grandi aziende».








