L’effetto Coronavirus comincia a farsi sentire anche nel settore automobilistico. L’allarme è stato lanciato da Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote: ”Non si può più procrastinare. Ci aspettano mesi difficili, forse i più difficili dal secondo dopoguerra. L’Italia ha bisogno subito di una strategia per ripartire. Proprio come l’automotive. È evidente – continua il direttore – che l’intero comparto (produzione, componentistica, distribuzione, assistenza) rischi il tracollo. Il dopo coronavirus sarà l’opportunità per rimettere ordine fra le priorità: il governo abbia dunque il coraggio di dimenticare l’atteggiamento punitivo sempre riservato all’auto. Analogo cambio di passo sarà inevitabile nel mondo della mobilità, partendo dalla consapevolezza che nei prossimi mesi avverranno trasformazioni epocali nel modo di spostarsi”.
Serve un grande piano di azione urgente per il settore. Questo è quanto si evince dalle parole di Pellegrini che ha pubblicato uno studio fatto da Bain&Company e che sarà pubblicato nel numero di maggio di Quattroruote. In prima battuta, a combattere contro la crisi sono le concessionarie d’auto dove almeno il 70% dei dealer italiani potrebbe correre il rischio dell’insolvenza per un impatto senza precedenti, che solo un sistema di interventi mirati e un sostanziale reset delle regole del business potrebbero attutire.
Quattroruote è da sempre sensibile alla fragilità del comparto, ma ad oggi, sotto l’effetto delle limitazioni dovute alla pandemia, il mercato crollato in marzo quasi del 90% – ha inesorabilmente reso ciò che in febbraio veniva considerata come una impellente necessità, ma anche l’unica speranza di sopravvivenza per l’intera struttura distributiva. Lo studio Bain, analizzando un campione costituito da oltre mille concessionarie, ha delineato tre scenari di diversa intensità, definiti ”burrasca”, ”tempesta” e ”uragano” ed è quello intermedio che, al momento, colpisce le concessionarie. Da un punto di vista geografico, seguendo gli stessi criteri di redditività e indebitamento, è il Centro Italia la zona che lo studio considera maggiormente a rischio. Le azioni messe in atto dalle Case (tante, per esempio, stanno concedendo dilazioni di pagamento delle vetture) e dalle banche non sembrano infatti ancora sufficienti per fermare la ”tempesta”.
Soluzioni? Secondo l’analisi fatta da Bain&Company è “rivedere immediatamente il modello distributivo. Occorre una rivoluzione, che introduca nuovi e più leggeri format contrattuali, con meno punti di margine lasciati lungo la catena e un meccanismo d’incentivazione più sofisticato rispetto al mero numero di esemplari venduti e alla customer satisfaction. Occorrono nuovi format di flagship, in cui i servizi e la customerexperience acquistino sempre più centralità, offrendo al cliente la relazione con il brand che desidera. A questo si deve aggiungere una gestione differenziata della value chain, in cui le Case non controllino più tutte le fasi del processo, ma solo gli snodi critici. E si dovranno ridurre gli investimenti nei punti vendita,trasformati in cattedrali iconiche, per spostare il focus dal prodotto ”fisico” alla gamma dei servizi offerti, puntando sulla digitalizzazione dei rapporti con la clientela”.








