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Sulla manovra pesa l’incognita delle spese militari | L’analisi di Sergio De Nardis

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), incardinato come è negli impegni presi un anno fa nel Piano Strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT), non presenta sorprese.

L’Italia secondo il Mef cresce dello 0,5% quest’anno e dello 0,7 nel 2026.

Dinamiche nel complesso non distanti da quelle prospettate dai previsori.

Successivamente, una mini-manovra in deficit (circa 7 miliardi all’anno) potrà fornire un micro-stimolo alla crescita nel 2027 e 2028.

In quei due anni, il Pil aumenterà dello 0,8 e 0,9%, appena un decimo di punto in più in ciascun anno rispetto al quadro a legislazione vigente.

La possibilità del micro-stimolo emerge da tendenze della spesa netta – parametro cruciale per le nuove regole europee – migliori degli obiettivi fissati nel PSBMT.

Il margine viene sfruttato a pieno nel 2027, parzialmente nel 2028.

Il quadro, date le ipotesi internazionali su cui la previsione è costruita, si presenta prudente.

Anche gli effetti moltiplicativi sul Pil sembrano sottotono.

Quel decimo in più di dinamica del Pil nel 2028 e 2029 scaturisce dall’impatto di minori avanzi primari, rispetto al quadro senza manovra, di 0,3 punti in ciascuno dei due anni.

Ciò implica un moltiplicatore molto modesto e sostanzia la valutazione di Innocenzo Cipolletta su InPiù di una manovra del tutto inutile ai fini della crescita economica.

I conti pubblici, inclusivi della mini-manovra, si mantengono lungo la rotta stabilita.

Confermano la discesa del deficit sotto il 3% del Pil nel 2026 e, quindi, l’uscita probabile dalla procedura per disavanzo eccessivo.

Il rapporto debito/Pil, superati gli effetti transitori del superbonus, torna a calare dal 2027.

Si colloca, grazie all’ultima rivalutazione Istat del Pil, su un gradino un po’ più basso rispetto al precedente sentiero.

Non si danno dettagli sulla manovra.

In una decina di righe si dice che si concentrerà su riduzione del prelievo sui redditi, finanziamento della sanità, misure a favore delle imprese, investimenti pubblici post-Pnrr, sostegno della natalità.

Davvero troppe voci per poche risorse.

Qualche informazione in più verrà fornita all’Upb, che dopo aver dato il visto al quadro tendenziale deve validare quello programmatico.

Pesa poi l’incognita delle spese militari.

L’uscita dalla procedura di infrazione costituisce possibile premessa alla richiesta della clausola di salvaguardia che consente di deviare dal sentiero di spesa netta, con conseguente peggioramento del debito.

Il ministro è freddo, vorrebbe limitare la richiesta ben al di sotto del limite di scostamento massimo (1,5%).

Al contempo, si sono sottoscritti forti impegni Nato sottoposti a verifiche annuali.

Vi è quindi una prospettiva non chiara coinvolgente il debito, tutta da verificare nei prossimi mesi.

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