Ha sbagliato la strategia negli Stati Uniti, dove il gruppo ha accumulato scorte eccessive che fatica a smaltire.
Non è riuscito a impedire il crollo del titolo in borsa, passato dai 27 euro dello scorso marzo ai circa 12 attuali, un valore che aveva quando la società è nata nel 2021.
È stato costretto al profit warning, abbassando di molto le stime sul 2024.
E in Italia, dove la produzione di auto è calata del 40% sul 2023, non ha saputo collaborare con il governo.
Anzi, con le sue parole (anche recenti) ha alimentato il clima di tensione con politica e sindacati italiani.
L’ad di Stellantis, Carlos Tavares, lascerà il suo ruolo alla fine del prossimo anno, alla scadenza del mandato.
Come ha detto lui, una scelta “per motivi personali” e perché nel 2026 il manager avrà 68 anni, l’età giusta per la pensione.
Ma è chiaro che dietro la decisione di cambiare la guida del gruppo nato da Fca e Psa, ufficializzata la scorsa settimana dalla società, hanno un certo peso gli eventi non positivi di questo 2024.
Il manager portoghese, scrive MF-Milano Finanza, ha dimostrato una rigidità eccessiva: la convinzione di poter continuare a vendere auto a prezzi alti in un mercato che stava cambiando è un errore pagato a caro prezzo a livello di conti.
Ma Tavares si è anche rivelato un leader senza empatia e incapace di mediare.
Per uscire dalla crisi ha fatto un rimpasto di manager, cambiando anche cfo, e ha promesso di risolvere il problema negli Usa e di recuperare redditività prima di andarsene.
Ma come ha confermato il presidente John Elkann, la ricerca di un successore, affidata a un Comitato Speciale del cda, è avviata.
Probabile che la scelta venga ufficializzata entro la metà del prossimo anno, per permettere una successione ben programmata e ordinata.
Ma chi prenderà il posto di Tavares alla guida di Stellantis?
Il toto-candidati è immediatamente partito.
Parlando da Parigi in occasione del salone dell’auto, Elkann ha però dichiarato che per la scelta del successore “si guarderà più a un interno che a un esterno”.
E allora chi sono gli interni più probabili?
Due nomi su cui il cda di Stellantis farà sicuramente una valutazione sono quelli di due francesi.
Uno è Jean-Philippe Imparato, ex ceo di Alfa Romeo e attuale ceo di Pro One (la divisione dei veicoli commerciali), oltre che fresco chief operating officer dell’Europa allargata.
Uomo da sempre legato a Peugeot, dalla sua parte ci sono oltre trent’anni di esperienza nella gestione di brand, divisioni e reti commerciali all’interno dell’azienda.
L’altro è Oliver Francois, attuale capo di Fiat e Abarth, ma anche uomo chiave a livello globale, con il ruolo di chief marketing officer.
Chiamato in Fiat da Sergio Marchionne quando guidava Citroen in Italia, è stato ad di Lancia e poi anche vertice del marchio americano Chrysler, maturando un’esperienza completa.
Tra gli interni che il cda valuterà probabilmente c’è anche l’italiano Antonio Filosa.
Attuale ceo del marchio americano Jeep, il manager nato a Napoli è stato appena nominato capo in Nord America.
Lo è stato in Sud America, dove ha contribuito in maniera determinante alle “ottime prestazioni della regione del Sud America di Stellantis”, come ha spiegato il gruppo annunciando la nuova nomina, “aumentando ricavi, qualità e quota di mercato”.
Altri possibili candidati interni sono l’americana Christine Feuell, ceo del marchio Chrysler e da giugno scorso anche di Ram, che ha una forte esperienza nella gestione dei brand e potrebbe essere una scommessa per puntare con decisione sui veicoli elettrici e software, oltre al francese Maxime Picat, ex capo di Peugeot e oggi responsabile degli acquisti di Stellantis.
Elkann e il board, al di là delle dichiarazioni, valuteranno però anche profili esterni.
In questo caso il nome su cui anche gli ambienti finanziari scommettono è soprattutto uno: Luca de Meo.
Non tanto nell’ottica di una fusione Stellantis-Renault, ma perché il manager italiano, attuale capo della casa francese, ha una carriera con ruoli di vertice in colossi come Toyota e Volkswagen ed è cresciuto in Fiat con Marchionne: conosce già bene molti aspetti della macchina che andrebbe a guidare.
Un altro possibile successore esterno di cui si vocifera è José Munoz, responsabile strategie globali e America di Hyundai, e infine c’è un’altra suggestione, oltre a de Meo: strappare Mary Barra a General Motors.








