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Stella Kyriakides (Commissaria Ue alla Salute): «Pronti a discutere la proposta di Biden, ma intanto gli Usa sblocchino l’export dei vaccini»

La Commissione europea è pronta a discutere della proposta di Biden di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid ma invita gli Stati Uniti a sbloccare intanto l’export dei sieri, cosa che ancora non hanno fatto. Lo ricorda Stella Kyriakides, commissaria Ue alla Salute, intervistata sulla Stampa da Marco Bresolin.

L’amministrazione americana si è schierata con India e Sudafrica per chiedere la liberalizzazione dei brevetti: l’Ue sosterrà questa posizione? «Siamo pronti a discutere tutte le proposte per affrontare questa crisi in modo pragmatico. Ma per il momento, essendo noi una regione che esporta vaccini su vasta scala, ci teniamo a sottolineare che è importante assicurare che i farmaci raggiungano ogni angolo del mondo il più presto possibile. Per questo chiediamo agli altri Paesi che producono vaccini di consentirne l’esportazione e di evitare misure che possano danneggiare le catene di approvvigionamento».

Chi contesta la liberalizzazione dei brevetti dice che non è questo il modo per risolvere il problema dell’accesso ai vaccini: è la posizione dell’Ue? «Parlando da una prospettiva di salute pubblica, posso dire che sin dall’inizio noi non abbiamo lasciato nulla di intentato nell’affrontare la pandemia. Da subito l’Ue ha sostenuto un approccio multilaterale per assicurare la fornitura di vaccini ovunque. Siamo il primo donatore in termini di esportazioni verso gli altri Paesi. Abbiamo esportato 200 milioni di dosi. Ma non dobbiamo dimenticare che i vaccini non possono essere l’unica risposta al Covid».

«I vaccini – spiega -sono estremamente importanti, fanno la differenza. Però bisogna guardare anche ad altri aspetti: il Covid-19 è ancora molto diffuso in molte parti d’Europa. C’è tanta gente nelle terapie intensive e anche chi lo ha avuto in passato continua a patire i suoi effetti dopo settimane o addirittura mesi. Per questo dobbiamo gestirlo e controllarlo per minimizzarne l’impatto. Dobbiamo essere in grado di curare i cittadini, non soltanto di vaccinarli».

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