Stefano Cao (AD Saipem): «Quelli con Saipem sono stati anni impegnativi, ma lascio una società solida e pronta ad affrontare le sfide del futuro»

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Dopo sei anni alla guida di Saipem, con l’assemblea degli azionisti di domani arriva il momento del commiato per l’Amministratore Delegato, Stefano Cao, in procinto di passare all’Ilva su mandato del governo, insieme a Franco Bernabè e Carlo Mapelli. In questa intervista con MF-Milano Finanza, il manager ripercorre le tappe della trasformazione della società e i momenti salienti dei due mandati, «impegnativi e stancanti dal punto di vista familiare e fisico», ma che hanno dato una nuova identità al gruppo di ingegneria e servizi, spostandone il core business verso transizione energetica e infrastrutture.

Ingegner Cao, nessun rimpianto? «Nessuno. È stato un viaggio straordinario nel quale sono stato accompagnato dalla competenza, dall’ingegno innovativo e dal coraggio delle persone di Saipem, qualità che danno vita a un distintivo, unico modello di leadership».

La Saipem che lascia al suo successore, Francesco Caio, spiega, è «una società solida dal punto di vista economico e finanziario, con un portafoglio ordini robusto e diversificato, ai suoi massimi storici. Un’azienda unita, gestita da un’eccellente squadra manageriale, pronta a proseguire la propria storia di creazione di valore affrontando le sfide che il panorama mondiale sta ponendo, prima fra tutte il contrasto al cambiamento climatico attraverso la transizione ecologica e l’evoluzione del nuovo modello energetico. Penso che Francesco (Caio, ndr) nel suo nuovo ruolo esecutivo potrà beneficiare dell’esperienza come presidente del consiglio di amministrazione di Saipem negli ultimi tre anni».

La rottura unilaterale del contratto South Stream, l’aumento di capitale in un difficile contesto di mercato, persino una pandemia. Qual è stato il momento più duro di questi sei anni? «Difficile fare una classifica. Sono stati tutti passaggi che hanno richiesto notevole impegno e sforzo da parte mia e della squadra di management, ma che hanno contribuito a rafforzare l’azienda. Ma non voglio sfuggire alla domanda: la vicenda South Stream, intervenuta mentre mi accingevo a iniziare il mio primo mandato, sicuramente è stato un duro colpo in un momento già tormentato da disavventure giudiziarie e finanziarie».

«Come pure è stato impegnativo assicurare a Saipem sia un futuro industriale al di fuori dell’indirizzo e del coordinamento di Eni, che l’indipendenza finanziaria, anche facendo fronte all’impegno di ripagare l’indebitamento all’Eni, a seguito della decisione della stessa di deconsolidare Saipem. L’aumento di capitale ha avuto esecuzione in un momento di forte depressione economica generale e del mercato del petrolio. Eviterei di commentare i danni provocati dalla pandemia da Covid-19 nel rispetto dei milioni di morti che ha provocato nel mondo».

Ha esordito col piano Fit for future, lo considera completato? «Il Fit for future è stato lanciato con l’obiettivo di ridefinire il modello di business dell’azienda, gettando le fondamenta industriali di lungo percorso per affrontare il cambiamento del paradigma energetico. Posso dire che, a oggi, i risultati si vedono nella diversificazione e nel de-risking del portafoglio di business, nella rivisitazione e digitalizzazione dei processi, nell’ottimizzazione delle strutture di costo e in una sempre maggiore autonomia operativa delle divisioni, mantenendo costante l’attenzione a tecnologia e innovazione».

Venendo ai conti appena presentati, spicca la crescita degli ordini. L’andamento è confermato anche nel secondo trimestre? «La visibilità sugli ordini va ben oltre i tre mesi, sono certo che Saipem sia ben posizionata per cogliere tutte le occasioni che si presenteranno sul mercato». Dopo l’esperienza in Saipem, conclude Cao, porterà in Ilva «l’attitudine ad affrontare e risolvere i problemi individuando soluzioni sostenibili».

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