“La nostra vita e’ cambiata da un giorno all’altro. Ma abbiamo gia’ imparato a mantenere attiva una banca nonostante le bombe, i razzi che cadono e il dover entrare nei rifugi antiaerei per rimanere in vita”. E’ quanto racconta Stefano Burani, il ceo di Pravex, la controllata di Intesa Sanpaolo in Ucraina, in una intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). Pravex Bank conta 780 dipendenti e 45 filiali in Ucraina.
Burani, che attualmente gestisce la banca dall’Italia per ragioni di sicurezza, ha sottolineato il “grande impegno dei dipendenti. Ogni giorno, praticamente dalle 7:00 alle 21:00, sono al telefono o comunico in altro modo, per essere utile alla mia gente in Ucraina”. Soprattutto nell’ovest meno assediato del Paese, Pravex Bank mantiene le sue filiali aperte. Nelle citta’ bombardate come Kharkiv, Cherson e Mariupol, invece, le operazioni bancarie non sono possibili. Nel centro di Kharkov, una filiale di Pravex e’ stata parzialmente colpita. Anche a Kiev e’ troppo pericoloso per le banche. “Ogni giorno, di primo mattino, decidiamo quali filiali aprire” , spiega il manager.
“Nell’ultima settimana – aggiunge – siamo riusciti ad aprire dal 20 al 25 per cento delle filiali. I lavori vengono interrotti dalla sirene e le persone si precipitano nei rifugi antiaerei. Fortunatamente Internet funziona, non ovunque al 100 per cento, ma ci sono anche collegamenti in diverse stazioni della metropolitana che oggi fungono da bunke. Il buono in tutta questa disgrazia e’ che abbiamo imparato a lavorare da remoto durante la crisi del Covid. Circa un quinto della forza lavoro e’ nelle filiali quando sono aperte. Ma non e’ necessario andare in banca perche’ l’internet banking funziona”.








