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Francesco Starace (Ad Enel): «L’Italia può vincere la sfida dell’energia ma deve puntare subito sulle rinnovabili. Ecco perché»

“Dopo la Germania l’Italia è il Paese europeo che importa più gas ed è quindi un punto debole nella generale esposizione europea a questa commodity fossile. In comune con la Germania c’è anche l’eccessiva dipendenza da gas che arriva via tubo da paesi extra europei (per l’Italia da Russia, Libia, Algeria, Azerbaijan via Turchia) e la scarsa capacità di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL).

Capacità che invece permette alla Spagna di diversificare i propri approvvigionamenti con maggiore flessibilità e sicurezza”.

Lo scrive Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, in un intervento sul Corriere della Sera. “Questa situazione è figlia di scelte (o non scelte) del passato, a cui ora si cerca di rimediare – prosegue -.

Cosa può fare l’Italia per essere meno “fragile” e contribuire a rafforzare la politica energetica europea?

1) Ridurre la dipendenza dal gas, diminuendo drasticamente quello che si brucia per generare energia elettrica.

2) Ridurre il quantitativo di gas per usi civili con tecnologie oggi disponibili che rendano più efficiente e sicuro l’utilizzo dell’energia.

3) Diversificare l’approvvigionamento del gas per usi industriali e civili residui realizzando almeno altri due terminali di rigassificazione di GNL che permettano di gestire in maniera più efficace e preventiva le eventuali crisi che potrebbero originarsi nei Paesi dai quali giunge il gas via tubo”.

Quali i tempi, gli investimenti (non i costi, i costi sono quelli che si sopportano oggi per comprare il gas a caro prezzo) e le ricadute di queste possibili scelte?

“1) Per ridurre drasticamente la dipendenza da gas per produrre elettricità, la scelta è accelerare la conversione del parco di generazione verso le energie rinnovabili – sottolinea Starace -. La proposta avanzata dall’Associazione confindustriale Elettricità Futura mostra come realizzare circa 60 GW di capacità rinnovabile nei prossimi tre anni sia una possibilità alla portata del Paese, che ha in questo settore una leadership mondiale e un’imprenditorialità diffusa che già in passato ha dimostrato di poter realizzare balzi simili proprio in questo campo”. Per l’ad di Enel “lo sblocco delle autorizzazioni in tempi rapidi (analogamente a quanto fatto 15 anni fa con i decreti “sblocca centrali”) può far partire un ciclo di investimenti di circa 80 miliardi, non legati al Pnrr, ma in aggiunta, nel pieno rispetto della Tassonomia europea e quindi con diritto di accedere a tassi agevolati”.

“2) Per ridurre il consumo di gas per usi civili una soluzione esistente e del tutto competitiva è la sostituzione graduale delle caldaie a gas per il riscaldamento con sistemi a pompe di calore – aggiunge Starace -. Qui i tempi di implementazione sarebbero più graduali, ma in un periodo di circa dieci anni si andrebbe a ridurre il consumo di gas per usi civili di circa 10 Bcm. Questa misura rafforzerebbe la presenza industriale italiana nel mercato delle pompe di calore, tecnologia che in Europa sta già trovando spazi di crescita molto importanti”.

“3) La realizzazione di due terminali di rigassificazione richiederebbe tre anni per il primo, che ha già tutti i permessi, e probabilmente cinque per il secondo, che dovrebbe avere una procedura autorizzativa semplificata – spiega l’ad di Enel -. Questo potrebbe svincolare dalle forniture via tubo circa 16 Bcm, dando grande flessibilità di approvvigionamento di GNL da Paesi diversi (USA, Qatar Australia, Canada).

Un investimento di circa 1,5 miliardi a fronte di questa libertà di approvvigionamento. Una scelta che l’Italia ha già fatto è invece il rafforzamento e la digitalizzazione di seconda generazione delle reti elettriche, già partita anche sulla spinta dei programmi inseriti nel Pnrr. Diversamente da altri Paesi, l’Italia può contare su un’infrastruttura capace di reggere l’evoluzione veloce del suo parco di generazione nella direzione qui indicata e questo costituisce un punto di forza da tenere ben presente”.

“In conclusione, l’Italia può muoversi presto e bene. Nel farlo attrarrebbe investimenti, migliorerebbe la bilancia dei pagamenti, tagliando drasticamente i costi di acquisto di gas dall’estero, riducendo e stabilizzando in maniera sostanziale quelli dell’energia. Nel farlo creerebbe posti di lavoro e rafforzerebbe filiere industriali già esistenti, stabilendo e consolidando un primato in settori importanti nel mondo”, conclude Starace.

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