Più si avvicinano le riaperture delle scuole, più si alimenta il dibattito sulle vaccinazioni per studenti e personale scolastico. Secondo Annamaria Staiano, professoressa ordinaria all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società italiana di pediatria, ricorda l’importanza di vaccinare anche i ragazzi dai 12 anni in su, ma rimane scettica sull’efficacia di un obbligo alla vaccinazione.
Perché i 12-18enni devono vaccinarsi?
«Innanzitutto non bisogna dimenticare che la vaccinazione è una misura di sanità pubblica che riguarda tutti e che funziona quante più persone vengono coinvolte», afferma a Francesco Rigatelli in un’intervista per La Stampa.
Il rischio è che i ragazzi diventino un serbatoio del virus?
«È successo l’estate scorsa, quando il virus ha ricominciato a trasmettersi a partire da loro per arrivare alle famiglie. Una dinamica pericolosa in un momento in cui va evitata la creazione di varianti che eludano i vaccini. Queste ultime si diffondono perché esistono serbatoi di soggetti non vaccinati e la fascia pediatrica lo è».
Ci sono anche motivi individuali per vaccinare i ragazzi?
«Oltre alla riduzione del pericolo del contagio per i famigliari vanno evitati i pur rari casi di malattia, che a seconda della condizione della persona possono avere effetti diversi, nonché le problematiche che affliggono alcuni ragazzi guariti dal Covid. La più famosa è la sindrome infiammatoria multisistemica (Mis-C), che in Italia ha mandato in terapia intensiva un centinaio di giovani e provocato il decesso di un bambino con comorbilità».
La variante Delta è più pericolosa per i ragazzi?
«Per quello che sappiamo è più contagiosa e infettando più velocemente finisce per aumentare i casi problematici. Non dimentichiamo che il virus ha comportamenti e conseguenze ancora poco conosciuti, mentre i vaccini sono una sicurezza».
Si è discusso molto sull’effetto dell’apertura delle scuole sui contagi. Lei che ne pensa?
«Da un lato c’è uno studio israeliano che mostra come il ritorno in classe non abbia causato un incremento di infezioni, dall’altro è chiaro che l’incontro con gli altri fuori dalla scuola, il movimento sui trasporti e il ritorno in famiglia rappresentino un problema. Si può cercare di limitare e rendere più sicuri questi passaggi con dei protocolli, ma la vaccinazione è una protezione maggiore e per questo necessaria».
È ipotizzabile il ritorno a scuola solo per i ragazzi vaccinati?
«È auspicabile, ma un obbligo sarebbe molto forte. Meglio consigliare fortemente ai genitori di muoversi per tempo».
E se il governo mettesse l’obbligo?
«Come pediatri seguiremmo le norme. Non è compito di una società scientifica decidere l’obbligo, ma consigliare l’utilità della vaccinazione».
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