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Claudio Spinaci (presidente Unem): «Promuovere la produzione low carbon fuels»

Per il settore della raffinazione in Italia «la pandemia ha solo acuito una crisi già in atto». Lo ha affermato il presidente di Unem, Claudio Spinaci, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione, sottolineando come «piuttosto che chiudere e decentrare» impianti produttivi, «occorre promuovere la loro progressiva trasformazione verso la produzione di low carbon fuels», intervenendo sulle attuali norme per «renderle “neutrali” e maggiormente efficaci».

Si tratta infatti di «aziende fortemente tecnologiche, con risorse umane con un alto patrimonio di competenze, da non disperdere ed impiegare proficuamente nelle nuove tecnologie. Oggi in Italia» ha proseguito «ci sono 11 raffinerie e 2 bio-raffinerie, di cui 6 nel Mezzogiorno, con un valore aggiunto per la nostra economia, quindi un incremento del valore dei beni primari, pari a 2,4 miliardi di euro all’anno. Aziende che assicurano ai propri fornitori oltre 80 miliardi di euro di fatturato, favorendo lo sviluppo di aziende di piccole e medie dimensioni, fortemente specializzate e con una capacità di penetrazione anche nei mercati internazionali».

La raffinazione «contribuisce alla bilancia commerciale con un valore delle esportazioni di prodotti petroliferi di oltre 13 miliardi di euro/anno, pari al 96% dell’export di fonti energetiche, data l’ubicazione ideale per le esportazioni dei prodotti finiti su mercati mondiali in rapida crescita, quali l’Africa», ha detto ancora Spinaci, lamentando che «oggi le lavorazioni nelle nostre raffinerie sono scese di oltre 10 punti al di sotto della media degli anni precedenti: è certamente un dato congiunturale ma preoccupante».

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