“Sostenibilità in salute”: un processo di empowerment e advocacy per le Pubbliche Amministrazioni ai tempi di COVID

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Sempre più ci imbattiamo in informazioni provenienti da diverse fonti su una serie di argomenti tra loro interconnessi quali: clima, cibo, pianeta terra, inquinamento, agricoltura, mal e de-nutrizione, obesità, diabete, malattie croniche, mortalità prematura, sostenibilità.

Siamo nel pieno dell’era ‘Antropocene’ (Treccani), termine divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, per definire l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, è fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana.

Il Ministero della salute ha nel suo mandato istituzionale la tutela della salute dei cittadini, in questo ambito svolge funzioni di controllo centrale sul Sistema sanitario nazionale. Nell’articolazione delle sue funzioni svolge anche azioni di prevenzione e promozione della salute, con particolare attenzione ai mandati OMS, FAO, per la tutela della salute psicofisica ed il benessere globale (Global Health).

Attualmente il Ministero della salute (Segretariato generale) sta lavorando – con il Dipartimento della Funzione Pubblica – per il quarto Piano di Azione Open Government 2019-2021 :  è prevista, in tale ambito, l’implementazione di una specifica HUB Piattaforma “Sustainability in Health” (Sostenibilità in salute), per la promozione delle azioni per lo sviluppo sostenibile che abbiano un impatto sulla salute, implementate da tutte le Pubbliche Amministrazioni, su territorio nazionale, con interesse ai contesti lavorativi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito “sano” il luogo di lavoro in cui i datori di lavoro, i dipendenti e i soggetti a vario titolo coinvolti, sulla base dei bisogni evidenziati, collaborano attivamente nell’ambito di un processo di miglioramento continuo per tutelare e promuovere la salute, la sicurezza e il benessere di tutti i lavoratori nonché la sostenibilità dell’azienda, prestando particolare attenzione a:

▪ fattori di rischio fisico presenti negli ambienti di lavoro che possono avere un impatto negativo su salute e sicurezza;

▪ fattori di rischio psicosociale, inclusi l’organizzazione del lavoro e la cultura organizzativa, che possono avere un impatto negativo su salute, sicurezza e benessere dei lavoratori;

▪ risorse dedicate al miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori (inclusa la promozione di stili di vita sani da parte del datore di lavoro);

▪ possibilità di trasferire alle famiglie, e quindi alla comunità, le esperienze positive e gli interventi per il miglioramento della salute dei lavoratori.

Occorre pensare al luogo di lavoro come ad un’opportunità strategica per la promozione di stili di vita salutari, un contesto privilegiato per raggiungere in maniera funzionale una parte rilevante della popolazione allo scopo di migliorarne gli stili di vita, in un’ottica di promozione della salute, influenzando il benessere psicofisico dei lavoratori, nonché la salute delle loro famiglie e delle comunità. Il contesto di lavoro può essere infatti occasione e stimolo per assumere comportamenti corretti per la propria salute, non solo rispetto ai rischi connessi all’attività lavorativa. I programmi di promozione della salute possono essere realizzati sia attraverso l’adozione di buone pratiche aziendali, secondo un approccio multicomponente, sostenibile e partecipato, sia attraverso interventi rivolti ai singoli lavoratori, con il coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate.

Tali interventi sono in linea con gli obiettivi della Workplace Health Promotion dell’OMS, che mirano a favorire cambiamenti organizzativi dei luoghi di lavoro al fine di renderli ambienti favorevoli alla diffusione e all’adozione consapevole di stili di vita salutari, concorrendo alla prevenzione delle Malattie Croniche Non Trasmissibili. Dette patologie, infatti, rappresentano una sfida anche per il mondo del lavoro in relazione agli aspetti di valorizzazione del capitale umano, di impatto economico e sociale. Inoltre, il miglioramento sia dell’ambiente sia dell’organizzazione del lavoro può incidere efficacemente sui processi di invecchiamento attivo e in buona salute, creando condizioni di supporto e inclusione dei lavoratori più anziani e di quelli con malattie croniche o disabilità.

Le Pubbliche Amministrazioni, per la salute ed il benessere dei propri dipendenti, e dei cittadini, nel rispetto dell’Agenda 2030, possono svolgere specifiche azioni sugli obiettivi 2 e 3.

A maggio 2020, il Ministero della salute, Segretariato generale, nonostante ci fosse l’emergenza sanitaria ha avviato la prima Survey nazionale sulla SOStenibilità in salute, considerando la crisi COVID come “opportunità” per un cambiamento virtuoso! Così, utilizzando la piattaforma del Governo italiano dedicata ai processi di consultazione e partecipazione pubblica – ParteciPA, ha voluto raccogliere dalle Pubbliche Amministrazioni e dai cittadini informazioni e best practice sulle azioni per lo sviluppo sostenibile con impatto sulla salute nei diversi contesti lavorativi (in particolare sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) in tema di nutrizione e benessere psico-fisico previsti nell’Agenda 2030). 

I questionari sono stati compilati partendo dai SDG:

GOAL 2

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. Nel target del Goal occorre focalizzare l’attenzione sulla lotta alla malnutrizione in tutte le sue forme (per difetto, per eccesso e da micronutrienti), garantendo a tutti cibo nutriente e sano (soprattutto nelle fasce più vulnerabili).

GOAL 3

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. Nei target del Goal, per le PA, occorre focalizzare l’attenzione sulla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili (diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatie, obesità, patologie oncologiche), sulla promozione della salute e degli stili di vita sani, con aumento della consapevolezza degli effetti sulla salute di sostanze dannose (fumo, alcol) e sulla tutela del benessere psicofisico del dipendente.

La Consultazione, in modalità online, da maggio a settembre, si è svolta con la compilazione dei due questionari sotto riportati:

  • Questionario 1: “Sviluppo sostenibile: Goal 2 – Nutrizione” finalizzato alla raccolta di informazioni circa azioni specifiche per promuovere la cultura di un’alimentazione sana
  • Questionario 2: “Sviluppo sostenibile: Goal 3 – Salute e benessere finalizzato alla raccolta di informazioni circa azioni specifiche per promuovere la cultura della salute e del benessere. 

I due questionari, oggetto della survey nazionale, sono stati “costruiti” tenendo in considerazione una caratteristica modalità di comunicazione basata sul “nudge”**:  chiedendo di rispondere alle domande, il Ministero della salute, svolgendo un ruolo di advocacy, ha inteso svolgere anche un’azione di “spinta gentile” verso l’acquisizione di informazioni utili a comprendere il tema della sostenibilità in salute, per avviare un percorso virtuoso all’interno delle PA (empowerment).

Utilizzare un approccio comportamentale per la previsione delle risposte delle persone rende possibile modellare le scelte personali e facilitare le persone a compiere scelte migliori, agendo sui comportamenti.

Grazie ai contributi forniti dai cittadini e dalle PA che hanno partecipato, il Ministero della Salute implementerà, sul proprio portale, una specifica HUB Piattaforma di scambio “Sustainability in Health” riportando i risultati della consultazione. 

La Survey SOStenibilità in salute è stata considerata una delle Smart Actions scelte come azione di contrasto alla malnutrizione, in uno spirito di partnership ed approccio multistakeholder, come richiesto anche dalla Decade ONU della nutrizione (per approfondire Decade ONU di azione sulla nutrizione).   

** Nel libro “Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità”, pubblicato nel 2008, Richard Thaler – un “economista comportamentale” e il giurista Cass R. Sunstein, hanno sottolineato l’importanza di un approccio innovativo e meno coercitivo dei governi per riuscire a modellare il comportamento delle persone. Una premessa centrale dietro la teoria del Nudge è che spesso le persone agiscono con modalità difficili da prevedere e contro il loro interesse.

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