Stoccaggi riempiti a tempi record e pari all’81% (secondo il dato registrato a inizio anno), in linea con il livello di gas presente nei depositi nel gennaio 2023.
E ancora, contributo crescente del gas naturale liquefatto (Lng) che nel 2023 è arrivato a coprire un quarto degli approvvigionamenti nazionali di gas, anche grazie alla spinta assicurata dall’entrata in servizio del rigassificatore di Piombino, con la capacità complessiva di rigassificazione del Paese a quota 23 miliardi di metri cubi e attesa salire a 28 miliardi di metri cubi a valle dell’avvio, entro la prima metà del 2025, dell’impianto di Ravenna BW Singapore.
Sono questi, scrive il Sole 24 Ore, i tasselli cruciali del percorso di rafforzamento della sicurezza energetica su cui Snam ha continuato a operare nel 2023, in linea con le azioni intraprese su mandato del governo e dell’Unione europea con lo scoppio del conflitto russo-ucraino.
Più interventi, dunque, che hanno contribuito, come detto, a puntellare il sistema garantendo, lo scorso anno, l’immissione nella rete di 63,4 miliardi di metri cubi di gas (contro i 71,8 miliardi del 2022), derivanti, a monte, dalla somma tra il gas importato e quello prodotto in Italia.
Di questi 63,4 miliardi di metri cubi, a valle 61,1 miliardi sono stati assorbiti dalla domanda nazionale, 2 miliardi dall’export (che, in termini di flussi, registra un incremento superiore al 100% sull’anno precedente) e ulteriori 300 milioni di metri cubi riguardano la misura in cui le iniezioni di gas all’interno dei siti di stoccaggio hanno superato le erogazioni provenienti dagli stessi.
“Nel 2023 si è data continuità al consolidamento della sicurezza energetica, in primis con l’avvio di Piombino e la gestione degli stoccaggi, senza trascurare le diverse iniziative per la decarbonizzazione e per meglio costruire la transizione futura”, spiega l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier, per poi soffermarsi anche sul dato dei consumi (in calo del 6,9% sull’anno prima, soprattutto per via della contrazione della domanda del termoelettrico) e sull’export che, avverte il ceo, “va analizzato e interpretato con attenzione, non solo nelle sue componenti e nelle ragioni di ogni singola variazione, ma anche e soprattutto nei suoi momenti all’interno dell’evoluzione del contesto complessivo globale, che in particolare nell’Lng sta vivendo un’accentuata polarizzazione tra il fronte occidentale e quello orientale”.
Tornando all’andamento del sistema e guardando ai flussi in entrata, da Tarvisio – punto di snodo attraverso cui passa il gas russo – i volumi in arrivo con il gasdotto Tag sono scesi a circa 1,3 miliardi di metri cubi (2% degli approvvigionamenti, erano il 13% nel 2022 e il 33% nel 2021, quando Mosca era il primo fornitore dell’Italia).
Si mantiene, invece, su livelli elevati il quantitativo di gas azero che arriva in Puglia tramite il Tap: 9,8 miliardi di metri cubi (il 14% dei volumi complessivi in entrata, era il 13% nel 2022 ma solo l’8% nel 2021).
Oltre 23 miliardi di metri cubi sono arrivati infine dal Transmed, il gasdotto che porta in Sicilia il gas dall’Algeria, attuale primo fornitore dell’Italia: il suo contributo agli approvvigionamenti è del 33% (era il 29% nel 2022 il 25% l’anno prima).
Fin qui la fotografia della situazione attuale, ma Snam sta portando avanti anche un’intensa opera di infrastrutturazione, a partire dalla realizzazione, già in corso, degli asset di collegamento tra la BW Singapore e la rete nazionale di trasporto gas, con circa 40 km di nuove condotte da posare tra tratte onshore e offshore.
Poi c’è il capitolo della linea Adriatica, il progetto di potenziamento della dorsale adriatica di trasporto del gas via tubo.
I lavori per l’avvio dell’opera, riconosciuta dalla Commissione europea come progetto di interesse comune e configurato tra gli obiettivi del RePowerEu, cominceranno in primavera.
La linea Adriatica rappresenta per investimenti (2,5 miliardi di euro) e per capacità aggiuntiva di trasporto (10 miliardi di metri cubi di portata annua in più) il più importante intervento infrastrutturale italiano di trasporto gas degli ultimi 10 anni: complessivamente, vale la pena di ricordarlo, saranno posati 425 km di nuove condotte, interamente hydrogen ready, in grado cioè di garantire anche il passaggio dell’idrogeno.








