L’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal slitta di dieci giorni. Il patto, che sancirà il ritorno dello Stato nella siderurgia, prevede l’ingresso di Invitalia in ArcelorMittal Italia con il 50% per poi salire al 60% nel giugno del 2022 e dovrebbe essere firmato alla fine della prossima settimana. Oggi i punti i segretari generali di Fiom-Fim e Uilm hanno conosciuti il piano del governo, apprezzando l’impegno dello Stato, a patto che sia garantita la piena occupazione.
Le richieste dei sindacati puntano al rientro sia degli attuali dipendenti di ArcelorMittal in cassa integrazione, circa 3.000, sia di quelli dell’Ilva AS in amministrazione straordinaria, circa 1.700, chiedendo che la transizione si concluda prima del 2025, data prevista dall’accordo.
«Ci aspettiamo – afferma il segretario della Fim, Roberto Benaglia – che si possa condividere con noi il piano industriale e degli investimenti, un cronoprogramma che chiarisca i passaggi da qui al 2025. Anche alla luce di ciò, sarà fondamentale combinare il rilancio dell’acciaio alla necessità di garantire l’occupazione per i lavoratori che stanno attraversando una lunghissima traversata nel deserto, compresi quelli in Ilva AS che devono far parte del perimetro dell’accordo».
«Per quanto ci riguarda – afferma la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David – l’accordo sindacale non potrà prescindere dalla piena occupazione in tempi e modalità sostenibili», la Fiom afferma che comunque la decisione dell’ingresso dello Stato in Mittal Italia «è una decisione importante».
Per la UIlm è “inaccettabile” un piano occupazionale per l’ex Ilva con una transizione che duri cinque anni. «Secondo quanto detto da Arcuri – afferma il leader della Uilm, Rocco Palombella – noi ci troveremo da quest’anno fino al 2021 con 3.000 persone in cassa integrazione che si aggiungono ai 1.700 di Ilva As. Non firmeremo mai un accordo che preveda migliaia di esuberi. Dalla prossima settimana inizieremo una trattativa per arrivare a un’intesa che dia un futuro occupazionale a tutti i lavoratori di ArcelorMittal, di Ilva As e appalto, e che avvii il piano di risanamento ambientale tanto atteso».








