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Pierpaolo Sileri (sottosegretario Salute): «Macron: sta facendo la scelta giusta, dovremmo farlo anche in Italia»

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Pensare ad un Green pass come strumento utile per partecipare a eventi, per riaprire le discoteche, i teatri, per evitare la quarantena sulla scia del modello adottato dalla Francia. La proposta arriva dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

«Se mi avessero ascoltato mesi fa, non staremmo a parlare di modello francese, ma di modello italiano imitato dai francesi», ha aggiunto Sileri in un colloquio con il Messaggero sottolineando che quello che ha deciso Macron sul green pass «è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia. Se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, vedrà che avremmo la corsa a chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi».

In effetti, alla luce della risalita della curva epidemiologica, l’ipotesi su cui sta ragionando il governo è il modello adottato da Macron in Francia, ovvero imporre il green pass per salire sui treni, o andare al ristorante. In sostanza, l’idea, condivisa dal Pd e dal ministro di Leu Roberto Speranza, è quella di evitare nuove chiusure di locali pubblici o altre attività, ma far pagare un prezzo (sul piano della libertà) a chi non si vaccina. Lega e Fratelli d’Italia già fanno muro e il premier Mario Draghi non vuole aprire lo scontro con i partiti. Ma di fronte alla risalita di contagi si ritiene indispensabile muoversi con anticipo per rallentare la corsa della variante Delta.

La cabina di regia sarà convocata la prossima settimana, ma già domani potrebbe esserci una riunione informale per valutare il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità. Sui tavoli del governo ci sono i grafici e i dati dei contagi e dei decessi nel Regno Unito, il Paese dove la variante Delta è diventata dominante in anticipo. A preoccupare il premier, il ministro Speranza e gli scienziati è quel 56% in più sui numeri delle ospedalizzazioni in una settimana e il raddoppio dei decessi registrati da Londra, che ieri erano 50.

Nelle riunioni riservate il responsabile della Salute parla di «cambio di fase in Europa», si chiede quanti ricoveri in terapia intensiva e quanti morti potrebbe provocare da noi la proiezione dei dati inglesi e spinge perché il governo decida al più presto le nuove misure. I dati su cui si fonderanno le scelte del governo sono due, uno positivo e l’altro negativo. Il primo è il numero importante di vaccini somministrati, ieri sera eravamo a 58.700.000, con una media giornaliera di circa 530 mila iniezioni. Il secondo, tutt’ altro che incoraggiante, riguarda la capacità diffusiva della variante Delta, che impone di organizzare al più presto una rete di protezione in grado di reggerne l’urto.

La decisione deve ancora essere assunta, ma nel governo danno ormai per scontato che la certificazione verde sarà rilasciata solo a partire dalla seconda dose e non più dopo la prima somministrazione. Il patto tra Draghi e Salvini prevede di discuterne pochi giorni prima della scadenza fissata al 31 luglio, ma nell’attuale situazione sembra scontato che ci sia una proroga dello stato di emergenza. Un rinvio che servirà a gestire la campagna vaccinale e soprattutto il ritorno dei ragazzi a scuola.

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