Sergio Abrignani (Immunologo CTS): «La riapertura è figlia di un rischio calcolato, basato su dati e sul lavoro dei migliori epidemiologi italiani»

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Aprire si può. Con gradualità, con le misure di precauzione come mascherine e distanze che dovremo mantenere anche in autunno. E proteggendo sempre di più le persone fragili, soprattutto gli over 65, con i vaccini, ma anche potenziando i test rapidissimi, quelli salivari, da effettuare magari prima di un concerto o di entrare allo stadio. Lo ha detto al Messaggero il professor Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico nella versione aggiornata e più snella voluta dal premier  Draghi.

“Mi arrabbio quando sento parlare di rischio non calcolato. Al contrario, c’è una massa di dati, su cui lavorano i migliori epidemiologi italiani, che ci consentono di operare sui vari scenari per andare alle riaperture”, ha precisato.

“Chi parla di rischio non calcolato o calcolato male, sbaglia. Non sa  che si sta lavorando su una massa di dati che vengono elaborati da  epidemiologi ed esperti di altissimo livello, i migliori in Italia, come  Donato Greco, Giuseppe Ippolito, Gianni Rezza, Silvio Brusaferro, specialisti esterni come Stefano Merler. E intanto sentiamo parlare persone che criticano senza leggere quei dati e che non hanno idea di cosa sia l’epidemiologia. La certezza sul futuro -ha messo in evidenza- non ce l’ha nessuno, il rischio zero non esiste, questo lo sappiamo. Ma sia chiaro che le decisioni vengono prese su scenari elaborati in base a dati che ci aiutano a trovare un equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza sanitaria e quella economica”.

Ci possiamo permettere di riaprire perché “stiamo aumentando il numero dei vaccinati. Già oggi la curva dei decessi tra operatori sanitari, rsa e over 80 è stata abbattuta. Per fine maggio avremo protetto altre 12-14 milioni di persone. Tenga conto che il 95% è tra gli over 60. Nel caso degli ultra ottantenni purtroppo circa il 20% di chi si infetta muore. Per i settantenni siamo vicini al 10%, mentre questa percentuale scende per i  sessantenni. Dunque, proteggendo i più fragili, soprattutto gli anziani, vedremo diminuire i decessi. Già oggi più dell’80% degli ottantenni ha ricevuto almeno la prima dose”.

Le sole vaccinazioni non sono sufficienti, “dobbiamo proseguire con  l’uso delle mascherine e il distanziamento, precauzioni che saranno necessarie anche in autunno. Bisogna vigilare contro gli assembramenti e il mancato rispetto delle regole. Al contempo bisogna aumentare, notevolmente, i test rapidi. Parlo dei test salivari. Ci sono nuove  tecnologie, negli Stati Uniti prevedono di farne anche 500 milioni alla  settimana. In 4-5 minuti hai il risultato. C’è un margine di errore, è vero, attorno al 5%, ma puoi usarli ad esempio per testare chi va a un concerto o in un luogo frequentato da molte persone. Riduci comunque drasticamente le probabilità di contagio. Da soli i test salivari non  bastano -ha continuato- ma se intanto la maggioranza degli italiani sarà protetta dai vaccini e al contempo manterremo l’uso delle mascherine, avremo comunque un punto di equilibrio”.

Sulla data in cui si potrà tornare nei ristoranti al chiuso, è “difficile fare previsioni. In estate meglio approfittare della  possibilità di restare all’aperto. Con molte persone vaccinate in autunno tutto sarà comunque più semplice”.

Sulle varianti, “sono un’insidia, ma quella prevalente in Italia,  l’inglese, per fortuna non aggira il vaccino. Inoltre, dopo i timori iniziali, si è capito che non ha una letalità maggiore rispetto al ceppo di Wuhan. Per quanto riguarda la brasiliana e la sudafricana in Italia ancora sono presenti in percentuali basse e i vaccini, comunque, anche per queste mutazioni garantiscono una protezione dalla malattia grave. Questo è ciò che conta. Se riusciamo ad abbattere la letalità, se diventa più o meno come quella dell’influenza grazie ai vaccini, allora, sia pure sempre con prudenza, potremo convivere con questo virus”.

“Sono convinto che nelle prossime settimane vedremo diminuire il numero dei morti per Covid. E per questo possiamo iniziare riaperture graduali, senza azzardi. Il caso del Regno Unito ci dimostra l’efficacia dei vaccini. Loro sono partiti a gennaio da 1.500 morti al giorno, ora sono con qualche decina. In autunno probabilmente torneremo a una normalità  che comunque ci chiederà di continuare a usare le mascherine e a rispettare le distanze. Ma l’obiettivo deve essere diminuire la letalità: oggi è al 2,5%, se riusciamo ad abbatterla con i vaccini, lo ripeto, a quel punto possiamo accettare di convivere con questo virus”. 

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