Le imprese più esposte al rischio di eventi catastrofali sono anche quelle maggiormente assicurate e, a parità di altri fattori, la copertura assicurativa collegata a eventi naturali è più frequente tra le imprese che hanno subito danni da fenomeni dello stesso tipo negli ultimi cinque anni.
La fotografia sulle coperture assicurative contro i rischi naturali nel Paese è stata scattata in un paper di Banca d’Italia con un’analisi a cura di Annalisa Frigo e Andrea Venturini realizzata su un campione di imprese.
La questione, scrive MF-Milano Finanza, è quantomai attuale, dal momento che il governo è intenzionato a introdurre l’obbligo per le imprese di acquistare una polizza conto le catastrofi naturali entro l’anno in corso, come previsto dall’ultima Legge di Bilancio, anche se alcuni emendamenti al Milleproroghe potrebbero far slittare l’avvio di qualche mese, ossia a inizio 2025.
Ad oggi le coperture assicurative delle imprese contro le catastrofi naturali sono scarsamente diffuse, ricordano gli analisti della Banca d’Italia.
Un recente discussion paper di Bce ed Eiopa evidenziava che negli Stati membri dell’Unione Europea tra il 1980 e il 2021 in media solo un quarto dei danni climatici era coperto da rimborsi assicurativi.
E l’Italia, ricordano ancora dalla Banca d’Italia, ha un mercato Danni meno sviluppato della media Ocse.
In particolare, nel 2020 (ultimo dato disponibile) l’incidenza dei premi del ramo Danni sul pil era appena del 2% contro il 4,6% medio dell’area Ocse.
Le ragioni vanno ricercate nella scarsa educazione finanziaria, nel basso livello di reddito pro-capite disponibile ma anche alla scarsa trasparenza dei contratti.
Dall’analisi emerge anche una forte concentrazione del mercato: il 92% dei premi delle polizze contro i rischi climatici è in mano ai primi quattro gruppi nazionali, ovvero Unipol, Generali, Allianz Italia e Reale Group.
Ma il dato più significativo che emerge dall’analisi è appunto legato al fatto che si evidenza una correlazione positiva tra l’aver subito un danno derivante da eventi naturali o climatici nel corso degli ultimi cinque anni e la probabilità dell’impresa di «essere protetta dai suddetti rischi attraverso un contratto assicurativo».
Tale fenomeno rischia però di creare un cortocircuito, perché «la selezione avversa disincentiva la copertura assicurativa in una spirale negativa di alti prezzi e clientela rischiosa», scrivono da Banca d’Italia.
Insomma, l’impresa a rischio è incentivata ad assicurarsi a prezzi medi, provocando però un inevitabile aumento del costo medio.
Questo trend dovrebbe essere interrotto con l’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa per tutte le imprese, spingendo in basso l’entità dei premi.
O, almeno, questa è la speranza.








