Gli scenari possibili dell’emergenza sanitaria: siamo in una fase delicatissima, serve responsabilità da parte di tutti

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

L’epidemia da SARS.CoV-2, anche in base all’ultimo report settimanale della Cabina di regia presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), relativo alla settimana dall’11 al 17 gennaio 2021, resta in una fase molto delicata, le previsioni – anche locali, messe a punto per esempio da alcune Aziende sanitarie in collaborazione con l’Università – segnalano un verosimile nuovo e rapido aumento del numero di casi nelle prossime settimane, se non si osservassero rigorose misure di mitigazione del rischio di contagio sia a livello nazionale, sia regionale.

Infatti, in base al report sopra citato, a livello nazionale sussistono diverse situazioni nelle diverse Regioni e Province Autonome, in particolare la situazione risulta essere la seguente:

  • tre Regioni ed una Provincia autonoma sono ricomprese nella classificazione ad alto rischio (c.d. rosse): sono la Sicilia, la Sardegna, l’Umbria e la PA di Bolzano. La situazione è certamente migliorata, visto che la settimana precedente erano undici;
  • sono diventate dieci le Regioni e una, la Provincia autonoma di Trento, ad essere valutate a rischio moderato (c.d. arancioni): l’Emilia-Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, le Marche, il Molise, il Piemonte, la Puglia, la Valle d’Aosta, il Veneto;
  • sei sono le Regioni a basso rischio (c.d. gialle): l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Liguria e la Toscana.

In base al report dell’ISS la Puglia e la Sicilia mostrano un Rt[1] puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore (valori più bassi), compatibile quindi con uno scenario di tipo 2, mentre le altre Regioni e PA hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo 1[2].

Si ricordano, per una migliore comprensione di quanto sopra delineato, tutti gli scenari prefigurati dal Ministero della Salute con il supporto dell’ISS nel documento dell’ottobre u.s.:

SCENARIO 1: Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020, con Rt regionali sopra la soglia per periodi limitati (inferiore a 1 mese) e bassa incidenza, nel caso in cui la trasmissibilità non aumenti sistematicamente all’inizio dell’autunno, le scuole abbiano un impatto modesto sulla trasmissibilità e i sistemi sanitari regionali riescano a tracciare e tenere sotto controllo i nuovi focolai, inclusi quelli scolastici.

SCENARIO 2: Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa, ma gestibile dal Sistema Sanitario nel breve e medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt = 1 e Rt = 1,25. Un’epidemia con tali caratteristiche di trasmissibilità potrebbe essere caratterizzata da una costante crescita dell’incidenza di casi e corrispondente aumento dei tassi di ospedalizzazione e dei ricoveri in Terapia Intensiva. La crescita del numero di casi potrebbe però essere relativamente lenta, senza comportare un rilevante sovraccarico dei servizi assistenziali per almeno 2-4 mesi.

SCENARIO 3: Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del Sistema Sanitario nel medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt = 1,25 e Rt = 1,5. Un’epidemia con simili caratteristiche di trasmissibilità dovrebbe essere caratterizzata da una più rapida crescita dell’incidenza di casi rispetto allo scenario e potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi. È però importante osservare che qualora l’epidemia dovesse diffondersi prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020 e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani), il margine di tempo entro cui intervenire potrebbe essere maggiore.

SCENARIO 4: Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del Sistema Sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5. Anche se un’epidemia con tali caratteristiche porterebbe a misure di mitigazione e di contenimento più aggressive nei territori interessati, uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata ed a chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020 e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani).

Pur contemplando solo i primi due scenari (i meno drammatici), è chiaro che permangono situazioni locali nelle quali essere oltremodo cauti e variazioni interregionali significative, con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica (Terapia Intensiva e Subintensiva) e il relativo impatto sul Servizio Sanitario Nazionale, uniti all’elevata incidenza dei nuovi casi, impongono comunque misure restrittive di una certa severità, perché possano essere efficaci.

Si evidenzia come siano dodici le Regioni e le Province Autonome che hanno un tasso di occupazione in Terapia Intensiva o in aree mediche sopra la soglia critica, peraltro come la settimana precedente, mentre il tasso d’occupazione in Terapia Intensiva a livello nazionale è sceso sotto la soglia critica del 30%.

Si legge nel report dell’ISS: “Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.636 (12 gennaio 2021) a 2.487 (19 gennaio 2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in diminuzione, passando da 23.712 (12 gennaio 2021) a 22.699 (19 gennaio 2021). Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza, impongono comunque misure restrittive”.


[1] L’Rt descrive il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure atte a contenere il diffondersi di una malattia infettiva contagiosa, in questo caso COVID-19.

[2] “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale. Approfondimento complementare ai documenti generali già resi pubblici su preparedness, pianificazione e contesti specifici”, a cura del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, ottobre 2020.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.