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Salvatore Regalbuto, Consiglio nazionale Commercialisti: “Per convincere le Partite Iva ad aderire, il patto biennale col Fisco sia più attrattivo” | L’analisi

Salvatore Regalbuto, che fa parte del Consiglio nazionale dei commercialisti con la delega alla fiscalità, spiega che per i contribuenti è complicato impegnarsi in anticipo a pagare più tasse per due anni, come prevede il concordato preventivo biennale. Tra gli incentivi che potrebbero spingere le adesioni, sottolinea Regalbuto, si potrebbe ragionare su una deroga che consenta di utilizzare l’iperammortamento, e magari su una riapertura dei termini dei vecchi ravvedimenti speciali.

Com’è andata la prima edizione del concordato e cosa si aspetta dalla prossima?

La prima applicazione ha ottenuto un buon risultato, probabilmente bisogna trovare il modo per renderlo ancora più attrattivo dal punto di vista delle premialità, ma non è facile”.

Perché?

È complicato scommettere sul proprio reddito futuro, dipende dal livello di reddito che viene chiesto dall’Agenzia delle entrate, se il livello dell’imponibile è troppo alto per i contribuenti diventa difficile impegnarsi”.

Quindi se la prima edizione ha convinto 460 mila contribuenti, sarà difficile aumentare la platea? Ci sono due milioni di Partite Iva che sono rimaste fuori.

“L’obiettivo del governo è quello di aumentare la platea, però non è scontato che tutti quei 460 mila soggetti che hanno aderito per il biennio 2024-25 confermino anche per il 2026-27. Molti hanno aderito perché avevano una convenienza, non è detto che questa convenienza ce l’abbiano anche per il prossimo biennio. È tutto da valutare, statisticamente io mi aspetto che di 460 mila contribuenti non tutti riescano a rinnovare per il 2026-27 però è anche vero che se ne possono aggiungere altri che non hanno aderito negli anni precedenti”.

Come si fa ad attrarre gli autonomi rimasti fuori?

Lo strumento del concordato ha già delle premialità, chi non ha aderito evidentemente non le ha apprezzate. Ribadisco, concordare un reddito superiore non è scontato: ci sono tanti settori economici in cui si fa fatica ad ipotizzare due anni di crescita”.

Chi sottoscrive il concordato non potrà utilizzare l’iperammortamento al 180%, ovvero l’incentivo stabilito alle imprese che investono in beni strumentali, è un limite?

Sì, io penso che si possa ragionare sulla possibilità di introdurre una deroga. Si tratta di allineare le norme perché il decreto sul concordato è del 2024, mentre quello sull’iperammortamento è stato introdotto adesso. Si potrebbe ragionare su un meccanismo agevolativo, ad esempio aggiungendo un’eccezione per chi utilizza l’iperammortamento, così da permettere la deduzione sugli investimenti perlomeno nella quota che eccede il 100%. Questo può essere un meccanismo di perfezionamento, potrebbe essere un intervento migliorativo”.

Come sta andando la quinta rottamazione delle cartelle?

C’è un interesse, non si sono scaldati i motori completamente, ma le 54 rate bimestrali sono un termine interessante, molti stanno pensando di prendere questo treno”.

La rottamazione introdotta nell’ultima legge di bilancio è diversa dalle precedenti?

Sì perché non consente di rottamare i ruoli che derivano da attività di accertamento di maggior imponibile. Riguarda sostanzialmente le imposte dichiarate e non versate”.

Pensa che una nuova edizione del ravvedimento speciale sarebbe utile?

Sicuramente il ravvedimento speciale è stato utile per spingere il concordato preventivo biennale, e lo sarebbe ancora. Tuttavia, mi rendo conto che è una misura straordinaria mentre il concordato è una norma a regime, perciò è difficile pensare alla possibilità di fare sempre questo ticket. Sarebbe molto utile riaprire i termini per coloro che, per mille ragioni, non hanno pagato una o più rate dei ravvedimenti precedenti, che avevano termini perentori. Posso dire che ci sono situazioni in cui qualcuno, per mera sbadataggine, ha dimenticato una rata e quindi è decaduto”.

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