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Salvare Alitalia: si valuta l’affitto, intanto 60 milioni dal Mise

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Come salvare il Alitalia, lo storico brand tricolore che dovrebbe essere messo in vendita dai commissari straordinari nelle prossime settimane? Tra le ultime ipotesi sollevate c’è l’idea, arrivata anche al Mise, secondo la quale Ita – il nuovo nome dell’azienda – starebbe valutando la possibilità di chiedere in affitto per almeno 3 anni il brand. Ovviamente, dietro il pagamento di un canone da concordare e dopo il disco verde di Bruxelles e del governo italiano.

Lo scrive Il Messaggero spiegando che si tratta di una strada in salita, ma che consentirebbe alla newco di non avere brutte sorprese al termine della gara. Non è un mistero, infatti, che altre compagnie aeree, le low cost in primis, hanno fatto circolare l’intenzione di partecipare al bando, se non altro per fare opera di disturbo. E aumentare così il prezzo. Del resto, il valore del marchio oscilla, secondo alcune valutazioni tecniche, oltre i 180-200 milioni. C’è anche però chi assegna un valore ancora più elevato.

Di certo sottrarre il marchio Alitalia sarebbe un colpo non auspicabile per la newco. Anche sotto il profilo simbolico. Da qui l’idea di aggirare lo scoglio, affittando il marchio. Tutta la partita si deve giocare in sede europea visto che Bruxelles ha messo tra le condizioni per dare il via libera all’operazione proprio l’avvio delle gare. Un modo, spiegano alla Commissione Ue, per marcare la discontinuità aziendale. Non è chiaro se verrà intavolata una vera trattativa o se ci saranno solo contatti informali per esplorare questa soluzione. Il tutto potrebbe accadere, una volta sentiti anche dei pareri legali, alla fine di agosto o entro la prima settimana di settembre.

Ieri, intanto, il Mise ha autorizzato altri 60 milioni di prestito-ponte per rimpinguare le casse di Alitalia. Sempre a settembre dall’Europa dovrebbe poi arrivare il verdetto sugli aiuti di Stato per un totale di 1,3 miliardi erogati alla compagnia di bandiera in questi ultimi mesi. E le previsioni non sono favorevoli. Proprio la conclusione dell’istruttoria potrebbe essere l’occasione per affrontare anche il tema, molto spinoso, dell’affitto. Contro questa ipotesi, ancora allo stato embrionale, ci sarebbe infatti un’alzata di scudi da altri vettori.

Dopo il primo volo di prova di Ita, superato con successo lunedì, l’Enac deve rilasciare il Certificato di operatore aereo (Coa), un passo decisivo per l’operatività. Una volta ottenuta la licenza, la nuova compagnia potrà, almeno in teoria, mettere in vendita i biglietti dopo che Alitalia avrà proceduto alla cancellazione dei suoi voli dal 15 ottobre in poi. Di certo nelle prossime ora ci sarà una forte accelerata allo scopo di consentire il decollo alla scadenza indicata dal Tesoro, di metà ottobre.

Anche se proprio al ministero dell’Economia, azionista unico di Ita, si nutrono non poche perplessità sulla possibilità di rispettare i tempi viste le complesse procedure burocratiche ancora da superare. Uno slittamento di un mese, magari con una partenza graduale, viene considerato comunque probabile e non inficerebbe l’intera operazione.

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