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Pietro Salini, AD Webuild: “La diga di Genova è una sfida che non ci fa paura, rispetteremo tempi”

Pietro Salini ha assicurato che la realizzazione della diga del porto di Genova è una sfida che non fa paura a Webuild, che è sicura di riuscire a realizzare quest’opera nei tempi previsti, e cioè entro il 2026. Lo ha detto in un’intervista al Secolo XIX, il numero uno del gigante capofila del consorzio “Per Genova Breakwater” che costruirà la nuova diga del porto di Genova, di cui oggi è in programma la posa della prima pietra.

Alla domanda se sia preoccupato da questa sfida ingegneristica, «in questo mestiere siamo abituati alle sfide, in Italia e all’estero. Purtroppo, però qui c’è una diffusa paura delle sfide e sembra sempre che non siamo capaci di affrontarle. E come se gran parte del Paese si fosse ripiegato su sé stesso e avesse già dato per persa qualunque battaglia ancora prima di iniziarla. Qui sembra sempre che tutto ciò che supera l’ordinario non si possa affrontare. Mi sembra che l’Italia abbia perso la fiducia straordinaria che avevamo e adesso ci siamo seduti».

«Prendiamo il ponte sullo Stretto: nessuno si domanda se ci saranno vantaggi, se è giusto che il Paese sia collegato da Nord a Sud con continuità e se lo si può fare con l’alta velocità», ha spiegato Salini sottolineando che «nessuno si domanda quanta occupazione sarà creata e quante imprese potranno essere coinvolte durante la fase di costruzione e successivamente nella sua gestione. In Italia abbiamo capacità straordinarie, con pochi mezzi noi italiani abbiamo riempito il mondo di innovazione e idee. Anche nel nostro settore abbiamo sempre affrontato e vinto grandi sfide ingegneristiche per la costruzione di progetti incredibili come il canale di Panama, le grandi dighe in Australia, le metropolitane di Roma, Milano, Copenhagen, Ryhad e Doha, le linee ad alta velocità che hanno attraversato tratte difficilissime sotto l’Appennino».

Quanto alle critiche sul progetto della diga, Salini ha ricordato che «qualche ponte in giro per il mondo l’abbiamo realizzato, anche qualche diga, oltre a lavori nel settore dell’acqua ad esempio negli Stati Uniti. Perché non dovremmo riuscire a fare questo?». Rimane comunque un progetto complesso, «certo. Ma non esistono cose irrealizzabili. Serve però un approccio proattivo ed orientato alla soluzione del problema non alla sua amplificazione. Tutti insieme dobbiamo trovare risposte per realizzare il progetto e consegnarlo non solo al cliente, ma alla città ed al Paese».

Secondo l’imprenditore, «proprio Genova può essere di esempio. Questa città è un simbolo, è un luogo dove le opere si vogliono realizzare e si realizzano. Ma non solo perché lo dice il sindaco o perché sono a vantaggio di un singolo. Il fermento è generale della città, c’è una volontà di cambiare». Tornando alla diga, «mi chiede se è difficile fare un’opera che mai si è fatta? Ma certo! Se ci saranno difficoltà da superare? Certo. Ma in questi grandi progetti è normale, basta avere le competenze per risolverle e la tecnologia per farlo. Faremo dei test e correggeremo se sarà necessario: faremo tutto per costruirla nel modo migliore possibile. E in fretta: la finestra temporale è stretta».

In merito ai motivi per cui si costruisce la nuova diga, Salini ha chiarito che non tutte le grandi navi «purtroppo» possono ora entrare nel porto di Genova. «Vogliamo fare un paragone con Rotterdam? Quanti milioni di container movimenta quel porto? È chiaro, la risposta a queste domande è ovvia. E questa città si è mossa per fare in modo che il suo porto e la regione restino competitivi nei prossimi decenni. E non solo grazie alla Diga, ma grazie ad una visione di sistema che il Paese intero dovrebbe avere. Mi spiego: stiamo andando verso le mega cities e collegamenti più rapidi, sicuri ed efficienti. E con il Terzo valico che stiamo realizzando sempre noi, Genova e Milano saranno collegate in meno di un’ora. È una visione di sviluppo».

Parlando di quanti e quali controlli ha dovuto superare il progetto, «quelli che fanno parte del sistema del nostro Paese. Ma poi mi viene in mente il Mose. Si ricorda le critiche? Beh, adesso abbiamo scoperto che funziona e salva Venezia dall’acqua alta. Certo magari dobbiamo metterci meno di 30 anni a realizzare le opere in questo Paese… Con il ponte di Genova come sa è stato diverso: remavamo tutti nella stessa direzione e lo abbiamo realizzato a tempi record. E spero che questo schema si possa replicare anche per la Diga: spero che tutti i genovesi considerino quell’opera come loro, per il futuro della città e del Paese. Questo è il porto più importante d’Italia e tale deve restare. Rendiamolo possibile tutti insieme», ha precisato.

Quanto ai tempi di consegna dell’opera, prevista entro il 2026, «al momento non abbiamo valutazioni diverse, ma il cantiere deve ancora iniziare, la posa della prima pietra è oggi. Sono convinto che non ci siano problemi. E poi mi lasci dire: se non ci riusciamo noi con tutta la filiera di eccellenze che possiamo mettere in campo, non ci riesce nessuno». Sui costi e sulla possibilità di rimanere all’interno dei 920 milioni, «le materie prime si stanno ridimensionando, non si vedono fiammate ulteriori all’orizzonte. Poi certo è difficile prevedere il mercato dei prossimi tre anni, ma oggi sta andando tutto bene e pensiamo che quella cifra sarà sufficiente per chiudere il lavoro», ha aggiunto Salini.

Ci sarà lavoro per le aziende liguri: «certo. In tutti i nostri progetti cerchiamo sempre di dare priorità alle imprese del territorio che abbiano i requisiti di qualità, sicurezza e competenza che per noi sono fondamentali in ogni progetto. E aggiungo anche che abbiamo iniziato un dialogo molto interessante perché vogliamo far nascere un polo di formazione a Genova per creare risorse specializzate nel nostro settore, utile anche per il resto del Paese. Una scuola sul territorio a cui siamo legati che potrebbe formare figure professionali fondamentali anche per la realizzazione delle altre opere del Pnrr», ha concluso Salini.

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