Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Roberto Vavassori, presidente di Anfia: “Occorre salvare l’industria automotive svegliando i capitali privati, serve una scala di investimenti diversa e tornare all’innovazione”

Per salvare l’industria dell’automotive europea, problema che va affrontato con un forte ritorno all’innovazione e una “scala di investimenti totalmente diversa” da quella proposta dalla Commissione europea, si può ricorrere all’iniziativa dei privati, “risvegliando gli enormi capitali dormienti” che questi tengono sui propri conti correnti.

Questa l’esortazione di Roberto Vavassori, presidente di Anfia, all’evento “Il futuro della mobilità in Europa: coniugare decarbonizzazione, competitività ed eccellenza industriale europea”, promosso dal suo ente, Confindustria e il Partito popolare europeo presso il Parlamento europeo.

Il dibattito si sta tenendo “perché qualcosa è andato storto nella regolamentazione, altrimenti non saremmo qui a chiedere e dibattere modifiche a un regolamento che non ha raggiunto e non raggiungerà i risultati sperati”, afferma in apertura Vavassori, sottolineando che l’industria ha “investito correttamente quanto richiesto dalla regolamentazione”, ma che quest’ultima non teneva conto del mercato e delle preferenze dei consumatori.

Ora stiamo colpendo l’industria automobilistica perché non vende abbastanza veicoli elettrici. Questo è, a mio avviso, un atteggiamento assurdo, e stiamo correndo rischi letali dalla Cina”, prosegue, asserendo che la discussione relativa alla revisione del regolamento sul futuro delle auto europee si limita a “piccole modifiche, qualche punto percentuale, a un regolamento che tutti volevamo efficace e senza alcuna intenzione di cambiare direzione”.

Il presidente di Anfia ammette che un un quarto dei consumatori in Europa ora acquista veicoli elettrici, ma sottolinea l’urgenza di pensare anche agli altri quattro quinti, “perché senza quei veicoli e quella componentistica non possiamo sopravvivere”.

Leggendo l’annuncio di Volkswagen di tagliare centomila posti di lavoro occorre sommarne altri trecentomila, continua, “perché per ogni posto di lavoro perso presso un produttore di veicoli originali, ci sono almeno tre posti aggiuntivi nell’industria della componentistica che non verranno mai ricreati in Europa. Dobbiamo pensarci quando chiediamo alcune piccole modifiche al regolamento CO2”.

Ora ci troviamo ad affrontare la concorrenza di Byd, Huawei, Xiaomi, che originariamente non producevano automobili: hanno iniziato dalle batterie di consumo. I cinesi hanno decimato la nostra industria dell’elettronica di consumo diversi anni fa. Ora, se vogliamo guadagnare tempo e qualche possibilità di sopravvivere, invito con forza la Commissione e il Parlamento a tornare alle basi: l’innovazione. Perché mentre cerchiamo litio in tutta Europa, cosa abbastanza futile, ora si stanno sviluppando le batterie al sodio”, prosegue Vavassori.

Non è dunque con un prestito fino a un miliardo e mezzo di euro che si risolleva il settore, prosegue riferendosi alla proposta di revisione redatta dalla Commissione: “abbiamo bisogno di una scala di investimenti totalmente diversa, risvegliando gli enormi capitali dormienti che i privati tengono sui propri conti correnti”, dal momento che l’ipotesi di emettere debito pubblico “non passerebbe”.

Dobbiamo muoverci in questa direzione, pur consentendo una certa flessibilità, perché la traiettoria va mantenuta. Ma dobbiamo seguire il mercato, perché se non produciamo e vendiamo un certo numero di componenti e veicoli ogni anno in Europa, semplicemente cessiamo di esistere”, continua il presidente di Anfia, sottolineando in seguito che la stessa Cina non ha mai fissato alcun obiettivo numerico per l’elettrificazione, e secondo le stime dell’equivalente cinese di Anfia questa si fermerà intorno al 60%, più un 15% di ibrido plug-in e un altro 15% di range extender.

Questo è ciò che vediamo accadere in Cina, e noi vogliamo arrivare al 90% o al 100%? Non credo che questo sia raggiungibile”, asserisce, ricordando che il discorso si amplia anche ai furgoni e ai veicoli pesanti.

La logistica è una necessità per ognuno di noi. Se uccidiamo l’industria dei veicoli pesanti, siamo semplicemente finiti.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.