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Roberto Cingolani (ministro della Transizione ecologica): «Recovery Fund occasione unica. Dobbiamo immaginare che Italia lasciare nel 2040»

«Il Recovery Fund è un’occasione unica che va sfruttata al meglio, soprattutto bisognerà trovare il giusto equilibrio tra istanze diverse». Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è intervenuto durante l’evento organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, per presentare l’analisi e le proposte dell’ASviS riguardo lo sviluppo sostenibile sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sulla Legge di Bilancio 2021. 

«Siamo chiamati a un’operazione complessa perché nel concetto di transizione c’è l’idea di un percorso: andare da A a B, dove A è la situazione del nostro Paese, una situazione difficile oggi sia per il Covid sia perché abbiamo un territorio molto diversificato, e B è un parametro globale, sono i grandi target stabiliti dall’Unione europea e dalle organizzazioni internazionali. Questo ci pone di fronte a un doppio dovere: pensare al nostro futuro come Paese ma inquadrarlo molto bene in una strategia che riguarda tutto il pianeta. Siamo nel pieno di una trasformazione “glocal”, e forse è la prima volta che ci troviamo a ragionare in questo modo e questo richiede una grande riflessione»

Cingolani ha sottolineato gli effetti, che toccheranno tutti, delle scelte che verranno fatte con il Recovery Fund. A partire dalla transizione burocratica, che ferma questo Paese. «Stiamo lavorando in maniera molto intensa alla costruzione del Piano per il Recovery Fund, che in parte rappresenta anche i primi anni di quella che sarà la transizione ecologica. La vera difficoltà è stabilire il percorso per andare da A a B che dipende dalla situazione attuale e dal livello di sfida del punto di arrivo. Le scelte che facciamo oggi cambieranno il futuro delle prossime generazioni, non solo delle future ma di quelle che ci sono già adesso. Se sbagliamo oggi ci potranno essere conseguenze importanti già alla fine di questo secolo. Dobbiamo essere molto consapevoli del fatto che possiamo avere idee fantastiche per risolvere i problemi che si pongono ma dobbiamo avere anche degli strumenti, delle regole che ci consentano di realizzarle. Vedo un’urgenza nello snellimento, nella semplificazione, servono semplificazione e regole per operare in maniera efficiente. Altrimenti i nostri sforzi rischiano di essere estremamente ridotti in efficacia»

Bisogna chiedersi che Italia vogliamo nel 2040 e che ruolo vogliamo che il nostro Paese giochi in questo futuro. «Credo che l’Italia possa ambire ad essere una nazione di riferimento, abbia una intrinseca leadership internazionale perché ha delle eccellenze che nessun altro Paese ha. Abbiamo uno dei territori più belli del mondo, una eccezionale filiera del cibo, il made in Italy è qualcosa che va oltre la manifattura. Di questo dobbiamo essere coscienti. Abbiamo ovviamente delle vulnerabilità. Abbiamo un territorio fragile, abbiamo problemi nelle infrastrutture. Quindi per giocare un ruolo di leadership a livello mondiale dobbiamo migliorare il nostro territorio e questo richiede prevenzione e salvaguardia delle nostre ricchezze, e poi far crescere le nostre eccellenze».

Il ministro spiega poi le 4 aree su cui il Recovery Plan si indirizza. «L’Italia ha quattro aree su cui sta puntando: agricoltura sostenibile ed economia circolare; energie rinnovabili, idrogeno; efficienza energetica, con la riqualificazione degli edifici pubblici; tutela del territorio e risorse idriche. È nostro dovere sviluppare progetti per mettere in sicurezza ciò che serve, rafforzare le eccellenze, creare opportunità per posti di lavoro e soprattutto ridurre le differenze nel nostro Paese tra nord e sud. Si tratta di interventi complessi, non verticali. Richiedono una riflessione profonda che non può essere fatta da un solo ministero, ma che richiedono interdisciplinarietà. Il vero impatto della transizione ecologica sarà un cambiamento culturale che parte dalla coscienza di questi problemi e che dobbiamo affrontarli in maniera adeguata. Strumenti come la digitalizzazione, l’AI, il monitoraggio, ma anche strumenti che aiutino chi è rimasto indietro per questa crisi vanno messi insieme per cercare di ottenere il massimo del risultato»

Cingolani conclude, sottolineando nuovamente l’unicità dell’occasione che il Recovery Fund presenta. «Il Recovery Fund è un’occasione unica che va sfruttata al meglio, soprattutto bisognerà trovare il giusto equilibrio tra istanze diverse. Mi rendo che c’è anche il rischio di non soddisfare tutti, ma è un’opportunità unica per cercare di riprendere un cammino verso il punto di arrivo B, da cui non possiamo esimerci di arrivare, posizionando l’Italia tra 10 anni come Paese leader nel mondo per tutto quello che attiene l’ambiente, la qualità della vita, una società più giusta».

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