Roberto Boschetto (Presidente Confartigianato Veneto): «Qual è la situazione del sistema produttivo Veneto dopo un anno di pandemia»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

«Dopo tredici mesi di pandemia il sistema produttivo italiano sta consolidando una reazione, ma nel contempo persistono i segnali di stress di una lunga recessione. Le imprese, a cui mancano all’appello oltre 400 miliardi di ricavi per il 2020, sono ancora strette nella morsa della crisi di liquidità. La moda è il comparto manifatturiero che ha maggiormente sofferto gli effetti della recessione. La caduta dei ricavi nel Tessile Abbigliamento Calzature è del 22% di intensità doppia della media delle imprese, con minori vendite per 17,9 miliardi di euro». Lo sottolinea all’Adnkronos il Presidente di Confartigianato Veneto, Roberto Boschetto.

«I segnali di ripresa si associano – prosegue – ad un tono congiunturale che nel complesso rimane debole. A febbraio 2021 l’export, al netto dell’energia, segna un aumento dello 0,3% rispetto a gennaio, ma nell’ultimo trimestre ristagna (-0,2%) rispetto al trimestre precedente; nei primi due mesi del 2021 le vendite all’estero rimangono inferiori del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

«A febbraio 2021 la produzione manifatturiera sale dello 0,4% rispetto a gennaio, consolidando una crescita congiunturale dello 0,5% nell’ultimo trimestre; nel complesso dei primi due mesi del 2021 l’attività è dell’1,4% al di sotto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

«In questo contesto nazionale, ad un anno dal lockdown è possibile fare un primo bilancio di come abbiano tenuto, reagito o subito questo periodo di crisi le Pmi del Veneto. Grandi differenze corrono tra diversi settori con una preoccupazione di fondo che accomuna sia chi ha continuato a lavorare sia chi ha visto bloccarsi, ancora oggi, una gran parte del suo mercato: evitare che eccessiva burocrazia, mancanza di riforme e storture di mercato affossino la possibile ripresa che ci aspetta anche grazie ai denari del Recovery Fund».

«Iniziamo con chi ha tenuto. Il sistema della meccanica artigiana, che conta da sola 13.250 imprese, oltre il 10% del totale artigianato, e 55mila addetti, il 17% del totale artigianato, ha tenuto e lavorato per tutto il periodo. Una tenuta che si evince dallo scarso utilizzo della cassa integrazione Covid e dal sentiment delle imprese. Cosa preoccupa gli imprenditori di questo settore? In primis l’impossibilità di partecipare a fiere. Le difficoltà che sta incontrando la campagna vaccinale non permettono di prendere decisioni in merito alle prossime manifestazioni in presenza lasciando imprese ed operatori in balia dell’incertezza».

«Da qualche mese anche l’impennata dei prezzi delle materie prime rischia di affossare la ripresa. Anche l’alimentazione ha tenuto ma con dei distinguo. Il blocco dell’Horeca – bar, ristoranti-pizzerie – ha fortemente minato i fatturati delle imprese di produzione artigiane: salumifici, caseifici, pastai, birrai solo per citarne alcuni, dipendono molto dalle riaperture. In regione, rappresentano 3.461 imprese artigiane e 14.162 addetti. Una filiera penalizzata anche dallo smart working, l’annullamento delle cerimonie e matrimoni e dal calo del turismo soprattutto quello straniero».

Regge invece, spiega Boschetto, «l’edilizia, e non solo installatori e simili. Il settore, tra i più importanti dell’artigianato, conta 53mila imprese e 106mila addetti. Gli interventi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare, e in particolare il Superbonus 110%, potrebbero aiutare il settore delle costruzioni a risollevarsi. Ma vanno risolti tre nodi che rischiano di smorzare gli effetti positivi: l’allungamento dei tempi, la sburocratizzazione e il contenimento dei prezzi delle materie prime».

«Le tre ‘Spade di Damocle’: la prima è data dalla scadenza dell’agevolazione. Il 31 dicembre 2022 è troppo ravvicinato. A questo si aggiungono i tempi e le documentazioni per avviare l’iter e l’eventuale cessione del credito – questa è la seconda criticità che andrebbe affrontata – che stanno davvero scoraggiando molti cittadini. Terza preoccupazione è la inaspettata nei tempi, dimensione e estensione della fiammata delle materie prime. Un effetto che potrebbe incidere pesantemente sulla portata espansiva delle agevolazioni».

Infatti «il prezzo su scala mondiale di queste ultime ha subito negli ultimi mesi un aumento improvviso e consistente a cui va risposto con l’adozione tempestiva di interventi adeguati ad arginarli. Anche perché le materie coinvolte sono davvero tante: acciaio, rame, polietilene, ferro, gomma, legno, calcestruzzo, laterizio, colle e vernici. Una delle principali cause risiede nella difficoltà di trasporto delle merci dovuta all’emergenza Covid-19, con ripercussioni per esempio, sul costo di noleggio di un cargo. L’aumento dei prezzi dell’acciaio, del ferro e dei prodotti siderurgici, come affermato nell’ultimo rapporto Ocse datato dicembre 2020, si deve invece soprattutto alla crescente richiesta di questi materiali da parte del settore edile cinese. Quest’ultima ha portato al rialzo dei prezzi in primis sulla filiera dell’acciaio e poi sul mercato edile mondiale».

Ancora in tema di materie prime, Boschetto ricorda che «la difficoltà nell’approvvigionamento sta portando all’aumento dei prezzi di acquisto da parte di fornitori nazionali ed esteri. Non si tratta di aggiustamenti economici ordinari, ma di scostamenti dalla media superiori al 30/40% in un arco di tempo molto breve. In particolare, si è verificato un aumento anomalo del prezzo dell’acciaio e del ferro di circa il 130% tra novembre 2020 e febbraio 2021. Ma anche altri materiali di primaria importanza per l’edilizia, come ad esempio i polietileni hanno mostrato nello stesso periodo incrementi superiori al 40%».

«È auspicabile un intervento straordinario del governo, che riconosca l’aumento incontrollato dei prezzi e riconduca la compravendita delle merci in una situazione di equilibrio. Le forniture di materiali e servizi incidono infatti per circa il 60% del costo totale di un progetto».

Il leader degli artigiani veneti sottolinea poi che sono «molti i settori di fatto fermi da più di un anno, come i bus operator e gli Ncc i cui mercati sono fermi da marzo e non ripartiranno prima della fine dell’anno 2021. Ci sono settori che, pur avendo investito in protocolli di sicurezza, sono bloccati da più di sei mesi, come palestre e fitness. E poi, quello che ruota attorno al turismo ha subito un tracollo importante. Città d’arte, montagna, laghi, enoturismo e turismo esperienziale. Tutto fermo e con molta preoccupazione per una mancanza di chiarezza su green card e libertà di movimento sino a fine luglio».

«Eventi e cerimonie coinvolgono decine e decine di attività a carattere artigiano: si va dalle sartorie specializzate nell’abbigliamento e accessori da cerimonia, ai tecnici degli allestimenti, alloggi e location, a quelli specializzati nell’intrattenimento audio, video e foto, ai laboratori dell’artistico, ai saloni di bellezza e acconciatura. Per finire con la ristorazione, il catering e il trasporto persone. 23.613 le aziende potenzialmente coinvolte in regione».

«A questo ‘mondo’ mancano, stima il nostro ufficio, dai 700 milioni di euro ad 1 miliardo. Tanto valgono i preparativi e lo svolgimento degli eventi. In Veneto in un anno si celebrano 14.769 matrimoni, 27.358 battesimi, 70mila e 300 ragazzi ricevono la prima comunione o la cresima e si svolgono infine 42.150 tra eventi e congressi. Per un totale di 154.577 appuntamenti che attivano oltre 140 diverse attività, si va dalla stampa degli inviti all’addobbo floreale, raggruppabili in 7 macro aree: Abbigliamento e accessori cerimonia (1.511 aziende artigiane), Allestimenti, alloggi e location (2.666), Artistico (1.164), Bellezza (11.356), Intrattenimento, audio, video e foto (1.082), Ristorazione e catering (4.183) e Trasporto persone (1.651)».

«La crisi causata dalle restrizioni colpisce anche il settore dell’autoriparazione: si stima un calo del lavoro fino al 40% per meno spostamenti e slittamento revisioni. Anche i trasporti soffrono soprattutto per le difficoltà di spostamento all’estero, si pensi al blocco risolto da poco al Brennero dovuto al tampone obbligatorio al guidatore per passare», sottolinea ancora.

«La pandemia ha letteralmente messo in ginocchio un asset fondamentale per il Veneto e il Paese: le imprese del tessile, abbigliamento, calzature ed occhialeria. La moda ha subito gli effetti peggiori della crisi: tra gennaio e novembre 2020 le imprese hanno perso 16,9 miliardi di euro di fatturato e 10,7 miliardi di euro di esportazioni. Servono subito interventi strutturali per rilanciare il settore di punta del made in Italy nel mondo, ad alta vocazione artigiana, con 36mila imprese artigiane che danno lavoro a 157mila addetti, un terzo dell’occupazione del settore. Si tratta di un settore ad alta vocazione artigiana, con oltre 6mila imprese artigiane venete che danno lavoro a 25mila500 addetti. Dati allarmanti anche quelli relativi allo stato di salute del settore legato al wedding e al mondo delle cerimonie. Il comparto ha registrato un fatturato praticamente azzerato e si trova a  fare i conti con lo spettro delle chiusure».

«Uno spiraglio in Veneto, patria di una super fornitura che copre ancora oggi quasi tutti i settori (e sono tanti) di lavorazione conto terzi, arriva dalla specializzazione a lavorare per grandi player internazionali su prodotti di alta gamma. Il combinato disposto degli ordini di questi committenti rientrati dall’estero per la pandemia e il boom delle loro vendite online hanno fatto sì che queste migliaia di imprese e i loro lavoratori abbiamo avuto da fare in questi mesi», conclude.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.