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Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei: “Ecco come il PNRR può diventare un modello per il debito comune della Ue”

Il Pnrr può sì rappresentare un modello di possibile indebitamento comune per le grandi sfide europee. Ma, posto che un successo su quello dell’Italia è indispensabile per far risultare “credibile” questa strada, bisogna innanzitutto chiedersi questo indebitamento comune per cosa venga fatto. Una miriade di progetti “a volte anche in conflitto con gli interessi dei cittadini Ue? Oppure quelle poche cose fondamentali per rendere l’Europa più competitiva nel mondo?”. Lo ha spiegato Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, durante uno dei dibattiti alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia, a Pescara.

“Siamo stati a accompagnati nel 2022, durante la campagna elettorale, da un clima di terrore sul rischio che ci fosse un governo il centrodestra a guida Giorgia Meloni, rispetto ai contesti internazionali 3 a quelli europei in modo particolare. Lo dico – ha osservato – perché una delle caratteristiche più importante del Pnrr è stata la credibilità che il governo Meloni e Giorgia Meloni hanno avuto a livello internazionale e soprattutto nelle istituzioni europee, che ci ha consentito di raggiungere dei risultati molto importanti a partire dal lavoro sul Piano”.

“Il Pnrr è vero che rappresenta il modello possibile di indebitamento comune per affrontare le grandi sfide e i grandi temi che abbiamo di fronte. Però penso che sia innanzitutto preliminare individuare le modalità con cui si vogliono realizzare questi interventi. Soprattutto a partire da un dato – ha proseguito Fitto -: cosa l’Europa vuole fare nei prossimi anni? Ora tutti vogliono cambiare l’Europa, anche nei rapporti recenti tutti parlano della necessità di cambiare l’Europa, mentre fino a un anno fa quando qualcuno, Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e altri pochi dicevano questo venivamo messi in un angolo, perché parlavamo di cose incredibilmente irresponsabili”.

“Lo dico perché il Pnrr è un po’ questa narrazione: quello che non si poteva toccare, che non si poteva modificare”. Invece “è quello strumento che, quando noi abbiamo iniziato l’esperienza di governo, abbiamo deciso di modificare profondamente per renderlo attuabile – ha rivendicato -. Lo dico perché il Pnrr, fra gli Stati membri di Next Generation Eu, la riuscita o meno del Pnrr italiano rappresenta la possibilità o meno per rendere credibile lo strumento, quindi per prendere immaginabile un dialogo con le istituzioni europee e con gli Stati membri nel condividere un indebitamento comune sugli obiettivi che devono essere portati avanti e realizzati”.

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