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Gian Primo Quagliano (presidente Centro Studi Promotor): «Il settore auto vale 12% del Pil, non può essere penalizzato»

Non si può penalizzare il settore dell’auto, che «vale almeno il 12% del Pil». Parla così Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, che ha sostenuto come sia proprio la mancanza di scelte di «una classe dirigente che non alimenta la transizione in atto» a mettere a rischio il comparto automobilistico.

«Viene da chiedersi Draghi e i partiti cosa stiano aspettando» per varare «un piano organico, con incentivi alla rottamazione per almeno tre anni, validi per l’acquisto di vetture elettriche o tradizionali con emissioni sotto i 135 grammi per km». Ne parla all’Adnkronos, sottolineando il pericolo di «ritrovarci con un parco circolante vecchio, alimentato a benzina e gasolio senza avere sostenuto il passaggio all’elettrico: un atteggiamento che gli operatori del settore giudicano poco comprensibile visto che «una parte di quello che lo Stato investe gli ritorna sotto forma di Iva o di benefici complessivi al Pil».

«I rischi» aggiunge «sono molto alti: chiuderemo il 2021 intorno a 1,46 milioni di immatricolazioni, ma visto l’impatto della crisi dei chip – che secondo alcuni esperti potrebbe andare avanti per tre anni – si rischia di scendere ancora, con il fallimento di aziende della componentistica e concessionari». Questi ultimi peraltro, ricorda Quagliano, sono «molto preoccupati dall’atteggiamento di alcune case che nel frattempo hanno detto di voler superare il vecchio modello della distribuzione» andando oltre il ruolo tradizionale delle concessionarie.

Non solo, spiega Quagliano, «con un mercato sotto 1,5 milioni per 3 anni consecutivi, dal 2020 al 2022, ci sarebbe un impatto disastroso sul parco circolante: nel 2019 l’anzianità media delle vetture nel nostro paese era di 11 anni e 6 mesi, il dato più alto di Europa, in pratica una marea di auto vecchissime che inquinano e sono meno sicure». Certo, il Cite ha posto come target la fine della vendita di auto con motori “tradizionali” al 2035 ma, osserva il presidente del Csp, prima bisognerebbe «fare un investimento sulle colonnine, sostenere la trasformazione del parco circolante con misure stabili, senza scaricare i costi sugli automobilisti».

«Oggi» ricorda «alcune amministrazioni locali impediscono la circolazione a chi possiede un’auto vecchia; ma questo vuol dire porre l’onere della transizione all’elettrico sulle fasce più deboli della popolazione» laddove il costo deve «essere a carico della fiscalità generale». 

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