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[L’analisi] Una produzione meno globale, più locale. La Volkswagen cambia modello per battere la pandemia e l’economia della guerra

Per anni, Volkswagen ha tratto il proprio successo dall’essere una società globale, che assembla e vende auto in tutto il mondo. La guerra, le sfide sanitarie e i contenziosi commerciali hanno sconvolto anni di globalizzazione e il colosso delle auto tedesco si sta preparando a cambiare il proprio approccio alla produzione.

L’azienda sta studiando strategie per rafforzare l’accesso a componenti e materie prime e accorciare le catene di approvvigionamento, in modo da rendere le sue attività meno dipendenti da fornitori lontani. Non potendo sfruttare un vasto mercato interno paragonabile a quelli dei suoi concorrenti statunitensi, Vw ha scommesso molto tempo fa sull’internazionalizzazione.

Guai globali

Ora è diventata la seconda casa automobilistica del mondo (si gioca la leadership con Toyota) e, con il mondo che sta affrontando turbolenze per diversi fattori, la sua ricchezza legata ai mercati globali è sotto pressione. Gli analisti si chiedono se un business globale come quello costruito da Wolfsburg possa resistere con le catene di approvvigionamento messe a dura prova dalla pandemia globale, dalla carenza di semiconduttori, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalle nuove fratture geopolitiche. Quando il Covid ha costretto la Cina a un lockdown durissimo all’inizio del 2020, i componenti costruiti nel Paese sono improvvisamente scomparsi dalle catene di fornitura e le fabbriche di Vw in Cina e in Europa sono rimaste inattive.

Calo della produzione nel 2021

Alla fine dell’anno, l’azienda ha registrato un calo della produzione del 18% rispetto all’anno precedente. Poi è arrivata la crisi successiva, che si è tradotta in un calo della produzione di un altro 7% nel 2021. Notando che le scorte di semiconduttori si stavano esaurendo, Vw ha dovuto tagliare la produzione negli stabilimenti in Cina, Europa e Nord America durante i primi tre mesi del 2021, proprio mentre il settore si stava riprendendo dall’impatto della pandemia. Anche incidenti isolati hanno messo in evidenza la fragilità di un’impresa intessuta oltre confine. All’inizio di quest’anno, un incendio sulla nave mercantile Felicity Ace ha distrutto un carico di quasi 4.000 delle auto più costose della Volkswagen, tra cui Porsche, Bentley e Lamborghini, in viaggio verso gli Stati Uniti.

Senza cablaggi nel 2022

A febbraio, quando la Russia ha invaso l’Ucraina, l’azienda tedesca si è trovata senza cablaggi, e questo l’ha costretta a interrompere la produzione di veicoli elettrici nelle fabbriche Vw, Audi e Porsche e a fermare la più grande fabbrica tedesca a Wolfsburg. Mettendo il focus sulle consegne ininterrotte di componenti piuttosto che sui prezzi competitivi, Vw potrebbe arrivare a ricorrere a un doppio approvvigionamento di alcuni componenti, perché’ sta rilocalizzando la produzione ucraina in altri Paesi come Polonia, Romania e Tunisia. Con l’aumentare delle tensioni geopolitiche, il consiglio di sorveglianza dell’azienda ha mostrato preoccupazioni per la forte dipendenza dal mercato cinese, che al momento è quello più grande e più redditizio per Vw.

Catena corta

Di fronte alla rapida successione di crisi, i direttori e i leader sindacali di Vw affermano che la direzione dell’azienda dovrebbe rafforzare la fragile catena di approvvigionamento internazionale e aumentare gli investimenti nei mercati principali dell’Europa e degli Stati Uniti per diminuire la dipendenza dalla Cina. Murat Aksel, responsabile acquisti di Vw, sta ristrutturando il modo in cui l’azienda si procura parti e materiali, con un maggiore controllo su ciascun supplier e sulle dinamiche esistenti tra i fornitori di primo e secondo livello. “La crisi dei chip ci ha mostrato che dobbiamo essere presenti nell’intera catena di approvvigionamento”, ha affermato.

Nuovi investimenti

Per ridurre il peso della Cina nella sua attività, Vw ha dichiarato anche che investirà più di 7 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi cinque anni, principalmente nello sviluppo di veicoli elettrici, con l’obiettivo di raddoppiare la quota di mercato statunitense – ora pari all’8% – almeno al 10%. Hildegard Wortmann, responsabile vendite del gruppo Vw e di Audi, ha aggiunto che l’azienda sta studiando l’apertura di un nuovo impianto Porsche. La società potrebbe anche costruire un impianto di batterie negli Stati Uniti.

“La Cina rimarrà una delle regioni in crescita, ma sì, dobbiamo rafforzare la nostra presenza negli Stati Uniti”, ha affermato l’amministratore delegato della Volkswagen Herbert Diess all’inizio di questo mese. Negli Stati Uniti, Volkswagen è al secondo posto come produttore di auto elettriche dopo Tesla. Oltre ai modelli già annunciati, compreso il veicolo commerciale ID.Buzz, l’azienda sta pianificando il lancio di un camioncino elettrico negli States per affermarsi al fianco di startup di camion elettrici come Rivian Automotive. “Ne abbiamo discusso per due anni”, ha affermato Scott Keogh, ceo di Volkswagen Group of America. “Abbiamo diverse idee. Penso che sia una buona opportunità”.

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