L’Italia è ufficialmente entrata nella quarta ondata, i numeri lo confermano. Il virologo Fabrizio Pregliasco, però, vuole continuare a sperare si tratti solo di «sia un colpo di coda», coerente rispetto a ciò che era stato osservato in altri Paesi nei mesi scorsi.
La quarta ondata di contagi da coronavirus è arrivata, come dimostrano i dati della Fondazione Gimbe e come molti esperti temevano?
«Speriamo sia solo un colpo di coda» commenta Fabrizio Pregliasco, virologo, docente all’Università Statale di Milano. «Comunque è una situazione in linea con quello che già è successo in altri Paesi, mentre noi vivevamo una sorta di luna di miele», afferma ad Adriana Bassi in un’intervista per il Corriere della Sera.
In che senso “luna di miele”?
«Noi siamo stati chiusi più a lungo: chi ha riaperto prima, come Spagna e Portogallo, ha visto risalire i contagi già nelle settimane scorse. E poi c’è stata quella cosiddetta “eclissi di coscienza”, durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia nell’Europeo di calcio, che ha favorito la diffusione del virus».
A proposito di contagio: dove si nascondono i rischi?
«Va ribadito un concetto: che ogni contatto fra persone può potenzialmente rappresentare un rischio di contagio, anche se basso. Anche i vaccinati (che nell’88% dei casi sono al riparo dall’infezione) in alcuni casi possono essere portatori del virus, nonostante la carica ridotta, e trasmetterlo agli altri».
Questo non fa che sottolineare l’importanza della vaccinazione per ridurre il più possibile la circolazione del virus. Molti, però, sono ancora esitanti, e non parliamo dello zoccolo duro dei no vax. Perché questa esitazione?
«Molto è da attribuire a una sorta di cacofonia dell’informazione. È passata, per esempio, l’idea che i vaccini siano sperimentali e che alcuni possano interferire con il nostro Dna. Ma non è così. Le tecnologie che hanno permesso di mettere a punto i preparati a Rna (come Pfizer, ndr) e quelli a vettore virale (tipo AstraZeneca, ndr) sono allo studio da anni. E questa confusione informativa continua».
Si spieghi meglio.
«Per esempio, l’Ema ha dato indicazioni per la vaccinazione nei giovani a partire dai 12 anni» spiega. «Alcuni Paesi, però, come la Germania o la Svezia, vaccinano, al momento, soltanto i ragazzi più fragili, in attesa di avere maggiori dati sugli effetti collaterali (sono descritti casi molto rari di miocardite fra i più giovani, ndr), mentre in Italia si seguono le indicazioni dell’Ema. Vaccinare i giovani, comunque, è fondamentale per la riapertura delle scuole».
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