È con questo sfondo che Giorgia Meloni ha incontrato ieri Scholz: quello di un Governo che fatica sul Pnrr, che aumenta la conflittualità con gli organismi di garanzia (dopo la Corte dei Conti, ieri l’Anac) e resta prigioniera di slogan come sul Mes.
Questa l’analisi di Lina Palmerini sul Sole24Ore, dopo il vertice tra la premier e il cancelliere tedesco.
Non è la prima volta che dall’Ue ci fanno sapere che la terza rata è in arrivo.
L’ultima volta, ieri, il Commissario Ue Gentiloni ha assicurato che entro questo mese arriverà.
Certo – spiega- giugno doveva essere la scadenza per la quarta rata e dunque comincia a vedersi in chiaro il ritardo italiano, con i problemi di cassa che potrebbe creare.
Sulla ratifica della riforma del Mes, l’Italia non batte ancora un colpo.
Tuttavia, la premier spinge affinché l’Europa – e soprattutto Berlino – conceda sia maggiore flessibilità sul nuovo Patto di stabilità, sia solidarietà sui migranti su cui pesa la drammatica crisi in Tunisia.
In effetti, dopo l’incontro a Palazzo Chigi, le dichiarazioni di Scholz e Meloni sono state concilianti ma è evidente che gli interessi di fondo – al di là di quelli commerciali – non coincidono.
Soprattutto adesso che la Germania è alle prese con una recessione tecnica – in realtà tutta l’eurozona – ciascun premier ha meno margini di trattativa all’esterno e più esigenze interne.
Insomma, non è solo Meloni che gioca la sua partita per rovesciare gli equilibri europei ma la giocano anche II cancelliere tedesco (socialista), Macron e pure Sanchez per ostacolare il disegno di un patto Popolari- conservatori.
La strada verso Bruxelles -conclude – ha ancora tante curve e non solo sul Pnrr.








