In Italia l’industria rialza la testa ma deve fare i conti con una domanda debole. A giugno l’attività economica del settore manifatturiero italiano “è rimasta in contrazione, anche se il peggioramento dello stato di salute del settore è diminuito ulteriormente e ha raggiunto il livello più basso in quattro mesi, grazie all’allentamento delle misure restrittive e alla riapertura di altri settori dell’economia”, spiega Lewis Cooper, economista di IHS Markit. La mini ripresa non è però supportata dalla domanda, visto che il volume dei nuovi ordini ricevuti è diminuito per il ventitreesimo mese consecutivo”, rimarca Cooper. In ogni caso, l’indice Pmi manifatturiero dell’Italia si è attestato a 47,5 punti, in aumento rispetto ai 45,4 di maggio. L’esperto sottolinea come “la produzione manifatturiera è aumentata per la prima volta da luglio 2018”, anche se “a un tasso marginale”. Il dato che resta negativo è quello legato all’occupazione. Purtroppo, aggiunge Cooper, “i numeri di giugno hanno sottolineato un’altra tornata di tagli, con le aziende campione che hanno continuato a riportare licenziamenti e mancati rinnovi di contratti a termine”. Tra i sotto-indici del Pmi manifatturiero italiano di giugno “è incoraggiante osservare come è migliorato ancora una volta l’ottimismo delle aziende campione per quanto riguarda l’anno prossimo raggiungendo il livello più alto in quasi cinque anni”, spiega Cooper. Per l’esperto, però “malgrado l’ottimismo delle aziende stia andando verso la giusta direzione, la strada verso la ripresa del settore manifatturiero è ancora piena di ostacoli, con la domanda che deve migliorare notevolmente prima che si ritorni ad una crescita significativa”.








