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Pietro Salini (AD Webuild): «Bisogna evitare ritardi nel PNRR e favorire l’accesso al credito delle imprese»

Webuild si appresta a chiudere l’anno con un portafogli di ordini che sfiorerà i 12 miliardi di euro e assumendo 11 mila persone.

“I numeri sono da record. Ma in uno scenario che si prospetta difficile ci sono un paio di variabili che inquietano più di altre”, osserva Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, in un’intervista al Corriere della Sera.

Il riferimento è agli effetti del rialzo dei tassi di interesse e alla necessità di assicurare il rinnovo del meccanismo di adeguamento dei prezzi, per fare fronte ai rincari delle materie prime, nel settore delle opere pubbliche.

“I fattori che pesano sulla ripresa del Paese sono dovuti a una pandemia e agli effetti di una guerra terribile. In tutto questo per paura di un’inflazione, dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime, viene scelto di rialzare i tassi di interesse.

La verità è che complicando l’accesso al credito alle imprese si creano le condizioni per accelerare la crisi”, prosegue l’imprenditore. Per scongiurare uno scenario del genere “bisognerebbe avere il coraggio di cambiare la rotta.

All’indomani dello scoppio della pandemia il governo ha predisposto una serie di strumenti per agevolare il finanziamento delle imprese attraverso garanzie pubbliche.

Quegli strumenti vanno potenziati e rinnovati, mettendo il sistema bancario in grado di finanziare le imprese. un punto cruciale se si vuole affrontare la crisi e superarla”, continua. Alla fine dell’anno scade il meccanismo che adegua i prezzi ai lavori relativi agli appalti pubblici.

“Si tratta di un’altra questione nevralgica: serve un rinnovo di questi strumenti, facendo attenzione che in fase di aggiornamento dei prezzi si tenga conto della specificità dei materiali e delle caratteristiche dell’opera”, precisa Salini.

Sul Pnrr non è mancata la polemica tra Draghi e Meloni, con quest’ ultima che lamentava dei ritardi. Salini spiega che “siamo nei tempi sul fronte delle riforme indicate dal Piano, per quanto riguarda i progetti sono tutti cantierabili e lo saranno a breve quelli del 2022.

La sfida è poi di realizzarli tutti entro il 2026. Ma, ripeto: è necessario fare fronte alla carenza di liquidità. Webuild è al sicuro, ma c’è preoccupazione per l’intera filiera che lavora con noi. Occorrono le garanzie dello Stato che ridiano accesso al credito delle imprese.

Tutti devono fare la loro parte in una situazione difficile che il Paese e il governo debbono affrontare insieme. Non si può uscirne da soli, noi facciamo la nostra parte in veste di capogruppo, che, insieme ai nostri fornitori e sub appaltatori, muove una filiera che vale 8 mila imprese ed è operativa in 29 grandi cantieri.

E vale tenere a mente, ancora una volta, che il Pnrr è un acceleratore decisivo per l’economia italiana”. Bankitalia stima 300 mila assunzioni aggiuntive nel 2024 grazie al Pnrr, “noi abbiamo 16 mila persone in Italia, ma stimiamo di assumerne altre 20 mila entro il 2024, anno di picco di spesa per gli interventi previsti del Pnrr. Intanto Webuild già quest’ anno ha previsto 450mila ore di formazione per assicurarci competenza e sicurezza nei cantieri”.

A proposito del Ponte sullo Stretto di Messina, “credo che, più in generale, si debba riparlare dei bisogni del Paese senza dimenticare che il Sud è un’area dove vivono 25 milioni di italiani e che l’unico meccanismo per prendercene cura non può essere il reddito di cittadinanza”, conclude Salini.

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