Il Piano Nazionale di Vaccinazioni non consente alle Regioni di acquistare vaccini in autonomia

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Come dichiarato da uno dei portavoce della Commissione Europea dopo che alcune Regioni italiane hanno ventilato l’ipotesi di voler procedere autonomamente all’acquisto di vaccini contro la Covid-19, al di fuori del programma UE, poiché finora tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno fatto parte di tutti i contratti negoziati dalla Commissione Europea con le case farmaceutiche per acquistare in anticipo i vaccini anti-Covid, non sussistono possibilità legali di negoziare contratti bilaterali con le ditte produttrici che fanno parte del portafoglio UE. Tali compagnie sono Pfizer-Biontech, Moderna, AstraZeneca, Curevac, Johnson & Johnson, Sanofi/Gsk, più Novavax e Valneva (i contratti con queste ultime due non sono stati ancora firmati, ma quello con Novavax dovrebbe essere in dirittura d’arrivo).

Si è sviluppato un portafoglio che copre 2,3 miliardi di dosi di vaccini, delle quali circa 1,2 miliardi sono approvate dall’EMA[1], in quanto prodotte da Biontech-Pfizer, AstraZeneca e Moderna, che hanno ricevuto l’autorizzazione condizionata alla commercializzazione, con l’auspicio che le linee di fornitura copriranno il fabbisogno degli Stati membri, in modo che non ci sarà bisogno di accordi aggiuntivi, con i quali la qualità delle dosi potrebbe non essere garantita.

Peraltro, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha spiegato in sede di Parlamento Europeo che la strategia di ordinare per conto dei 27 Stati membri dell’UE tutti i vaccini anti-Covid è vincente: se ogni Stato si fosse mosso per conto proprio i grandi Paesi avrebbero ottenuto i vaccini (pagandoli di più perché si sarebbero fatti concorrenza), mentre gli Stati piccoli sarebbero rimasti senza. Ciò non avrebbe avuto alcun senso economico, a meno di non distruggere il mercato: per esempio, se l’Italia fosse vaccinata e l’Austria no, sarebbe complicatissimo gestire il traffico merci al Brennero.

L’aggiornamento del Piano Nazionale Vaccinazioni per Sars-CoV-2 prevede che, nel nostro Paese, le categorie di persone da vaccinare prioritariamente nella seconda fase della campagna vaccinale anti-Covid sono sei. L’ordine di priorità per la vaccinazione è stato elaborato dal Ministero della Salute in collaborazione con l’AIFA, l’ISS e l’AGENAS, tenendo conto della riduzione dei vaccini disponibili nella prima fase della campagna d’immunizzazione.

Si comincia dai soggetti “estremamente vulnerabili” per particolari patologie, indipendentemente dall’età, vale a dire con patologie valutate particolarmente critiche in quanto correlate al tasso di letalità associata a Covid-19: persone con malattie respiratorie, cardiocircolatorie, condizioni neurologiche e disabilità, diabete ed endocrinopatie severe, fibrosi cistica, patologia renale, malattie autoimmuni, malattie epatiche e cerebrovascolari, patologia oncologica, sindrome di Down, trapianto di organo solido, grave obesità. Seguono, le persone tra 75 e 79 anni; tra 70 e 74 anni; persone con particolare rischio clinico dai 16 ai 69 anni; persone tra 55 e 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico; persone tra 18 e 54 anni senza aumentato rischio clinico. Alle prime cinque categorie andranno i vaccini a mRna, alla sesta quello AstraZeneca.


Il nuovo aggiornamento del Piano Vaccini specifica pure che, data l’approvazione del vaccino di AstraZeneca e delle indicazioni fornite dell’AIFA, nella seconda fase di vaccinazione si procederà a vaccinare anche le persone di età compresa tra i 18 e i 54 anni senza patologie concomitanti; quest’ultimo vaccino, infatti, sarà utilizzato soprattutto per il personale scolastico e universitario, della Polizia di Stato, delle Forze armate, della Guardia di finanza, della Capitaneria di porto, dei Vigili del fuoco, della Polizia municipale, della polizia penitenziaria, per il personale carcerario e i detenuti. Inoltre sarà somministrato anche al personale dei luoghi di comunità, come gli assistenti sociali e i religiosi.

Tale disposizione deriva dalla maggiore forza delle evidenze scientifiche disponibili al momento circa l’efficacia dei vaccini a RNA[2] messaggero che, pertanto, l’AIFA preferisce destinare alle persone anziane e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave.

Ancora, sarebbe necessario velocizzare le vaccinazioni, al fine di raggiungere l’immunità di gregge prima possibile, cioè prima che il virus effettui mutazioni che lo rendano resistente ai vaccini messi a punto.

Purtroppo nessuno dei vaccini disponibili è semplice da somministrare in relazione alle modalità di preparazione: se Pfizer e Moderna hanno modalità di conservazione a -80° (raggiungibili solo da ultrafreezer con il controllo costante della temperatura), improponibili per gli studi dei medici di Medicina generale dove sono presenti frigoriferi comuni; del resto anche Astra Zeneca deve essere preparato prima: da ogni fiala sono prelevate 10 dosi da 0,5 e tutte devono essere utilizzate entro 48 ore.

Inoltre è alquanto indaginoso vaccinare negli ambulatori degli MMG, spesso di piccole dimensioni ed all’interno di condomini, mentre servirebbero un’organizzazione adeguata, procedure rodate e la presenza di due operatori contemporaneamente (medico ed infermiere) per raccogliere l’anamnesi, il consenso informato ed inoculare il vaccino, quindi una sala per l’osservazione di almeno un quarto d’ora dopo la somministrazione, senza creare assembramenti. Peraltro il vaccino AstraZeneca, il solo conservabile senza difficoltà, non è al momento preferibile per gli over 55, che rappresentano la clientela prevalente per i medici di famiglia.

Nel frattempo, le regioni procedono con le convocazioni delle persone over 80.


[1] EMA: European Medicines Agency.

[2] RNA: Acido RboNucleico.

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