“Con l’avvicinarsi delle elezioni di midterm del 2026, Trump si trova davanti a un orizzonte politico che rappresenta una minaccia personale”.
Così Alan Friedman sulla Stampa parlando delle ‘linee rosse superate dal tycoon’: “Una Camera a maggioranza democratica aprirebbe nuove indagini e rilancerebbe l’impeachment per molteplici violazioni della legge. Anche una maggioranza democratica al Senato non è più un’ipotesi remota. È vero che per rimuovere un presidente servono 67 voti al Senato, un traguardo difficile da raggiungere anche in caso di una vittoria democratica con 51 o 52 seggi. Ma il punto non è questo. Per Trump — che ha evitato i processi penali per insurrezione solo grazie alla vittoria del 2024 — il potere non è politica: è sopravvivenza. La sconfitta non è un incidente elettorale. È una minaccia esistenziale. È questo che rende il momento attuale diverso — e più pericoloso. Una linea rossa è stata superata. Forse due o tre. Le regole sono state piegate, quando non ignorate. Le istituzioni di garanzia sono trattate come intralci. La fiducia pubblica si è sgretolata. In vaste aree del Paese, la paura ha sostituito la speranza come emozione politica dominante.
Sotto la presidenza Trump” – scrive Friedman – “crescono l’odio, la polarizzazione della società e la violenza politica. Questa traiettoria non implica necessariamente un punto di rottura immediato. Non vedremo una guerra civile domani mattina. Ma il deterioramento democratico, quando avviene, raramente si presenta come un crollo improvviso. Si manifesta piuttosto come un processo graduale, fatto di avanzamenti e pause, di normalizzazioni silenziose e di eccezioni che finiscono per diventare consuetudine. È proprio questa gradualità a renderlo più difficile da riconoscere — e più facile da accettare.
Il periodo che conduce alle elezioni di midterm del 2026 non va letto come un conto alla rovescia verso il caos, ma come una fase cruciale in cui si fissano precedenti, si mettono alla prova i limiti delle istituzioni e si abitua progressivamente l’opinione pubblica a un uso sempre più disinvolto del potere esecutivo. Purtroppo è così che le democrazie si incrinano: non attraverso colpi di Stato improvvisi, ma mediante una lenta erosione delle regole, accettata un passo alla volta.
Se i Democratici dovessero prevalere a novembre, Donald Trump non affronterebbe una semplice sconfitta politica, ma una minaccia diretta alla propria sopravvivenza politica.”








