Uno dei pochi settori che probabilmente non risentirà della crisi. L’emergenza sanitaria, infatti, potrebbe spingere la grande distribuzione organizzata a superare definitivamente alcuni limiti strutturali del comparto ma potrebbe anche innescare un processo di consolidamento.
Queste considerazioni sono il frutto di uno studio dell’Osservatorio sulla Grande Distribuzione Organizzata insieme ai maggiori operatori stranieri dell’Area Studi di Mediobanca.
I numeri evidenziano come fino a tutta la prima metà di aprile 2020 le vendite del comparto abbiano segnato incrementi attorno al 10%, con punte del 30% per il confezionato, mentre gli incrementi del traffico on-line tra marzo e aprile del 2020 hanno toccato punte del 200% rispetto ai livelli dell’anno precedente, sia nella modalità del Click&Collect che in quella dell’home delivery.
I DETTAGLI
Esselunga nel 2018 è risultata essere la prima catena al mondo per vendite al metro quadro. Più nel dettaglio il contesto competitivo della Gdo italiana resta connotato da alcuni limiti strutturali il cui superamento potrebbe essere accelerato dalla crisi sanitaria del primo semestre del 2020. Si tratta di deficienze note. Il mercato italiano del grocery presenta prospettive di crescita più modeste rispetto ai principali Paesi europei. Le previsioni formulare prima della pandemia indicano fino al 2023 un’espansione media annua dell’1,7% per l’Italia rispetto a valori ampiamente superiori al 2% per i maggiori mercati, con punte del 2,8% per lo Uk e del 2,9% per la Germania. Anche la quota di vendite on-line, prima dell’accelerazione impressa dalla pandemia, vedeva l’Italia giungere al 2023 con una quota del 3%, lontana dai Paesi leader quali Uk (7,9%) e Francia (6%).
IL MERCATO ITALIANO
Il mercato italiano abbina inoltre alla sua modesta dinamica complessiva un elevato livello di frammentazione: il fatturato dei primi tre Top retailer rappresenta circa il 42% del mercato rispetto al 61% della Germania, al 59% dello Uk e al 56% della Francia. Solo la Spagna presenta una parcellizzazione comparabile a quella italiana. Il più grande operatore italiano è assai arretrato nella classifica dei maggiori retailer internazionali nelle cui prime posizioni figurano, accanto ai colossi statunitensi, gruppi tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli e anche svizzeri.
La scala ridotta degli operatori italiani e la scarsa dinamica del mercato domestico sottopongono i nostri retailer a una forte pressione sul fronte dei prezzi praticabili al consumatore, rendendo difficoltoso il trasferimento all’acquirente finale degli aumenti dei listini che si manifestano lungo la filiera della fornitura. In effetti, la capacità dei gruppi della Gdo italiana di traslare sui prezzi allo scaffale gli incrementi di quelli di acquisto appare la più contenuta nel contesto europeo.
LA PRICE TRANSMISSION
La c.d. ‘price transmission’ rilevata dall’Eurostat è pari al 10% in Italia, al 19% in Spagna, al 48% in Germania e al 68% nello Uk. Il comparto della Gdo non è stato interessato dal lockdown di inizio 2020, salvo vedere inibita la vendita di alcuni generi non alimentari. La Gdo italiana ha quindi dovuto fronteggiare una fase di intensa attività, provocata dalla chiusura di tutte le attività dell’Ho.Re.Ca e dalla diffusione di atteggiamenti di accumulazione da parte dei consumatori, fattori che si sono combinati con condizioni di esercizio molto difficoltose sia per i provvedimenti di distanziamento sociale sia per la pressione che hanno subìto le catene dei trasporti, della logistica e della fornitura.
LE VENDITE
Fino a tutta la prima metà di aprile 2020 le vendite della Gdo hanno segnato incrementi attorno al 10%, con punte del 30% per il confezionato. Non tutti gli operatori ne hanno beneficiato in egual misura. Hanno segnato progressi in doppia cifra i piccoli punti vendita del libero servizio, i discount e i supermercati, mentre sono risultati in flessione contenuta i drugstore nei quali si sono ridotti i consumi di prodotti voluttuari (profumi e make-up) e sono cresciuti quelli legati all’igiene personale e della casa. Le performance degli operatori hanno poi risentito della presenza più o meno estesa al loro interno dei punti vendita dedicati al ‘cash&carry’. Tale canale ha ripiegato in maniera assai evidente in conseguenza del blocco della domanda da parte della ristorazione e dei bar, con flessioni settimanali che dall’inizio di marzo hanno toccato punte vicine al 50%. Il rischio sanitario causato dal Covid-19 potrebbe accelerare il processo di consolidamento nel settore italiano della Gdo.
LO STUDIO
“L’esigenza di finanziare importanti investimenti per allestire nuove modalità di approvvigionamento (logistica) e vendita (piattaforme on-line, home delivery), quella di ampliare il magazzino per garantire la disponibilità degli articoli, e quella di praticare prezzi convenienti (value for money) riassorbendo i rincari della filiera o negoziando migliori condizioni di approvvigionamento, inducono a ritenere che il processo di consolidamento dell’industria italiana della Gdo possa subire un’ulteriore accelerazione ad opera dei soggetti, italiani o stranieri, economicamente e patrimonialmente più solidi. Resta difficile – continua lo studio – valutare in che misura le abitudini di consumo osservate siano destinate a diventare permanenti. Molto dipenderà dall’evoluzione del quadro nei prossimi mesi. Sotto il profilo sanitario, una ricaduta pandemica rafforzerebbe il convincimento che il rischio sanitario costituisca un elemento strutturale e non più episodico, contribuendo alla radicalizzazione dei comportamenti già osservati: tendenza allo stocking, preferenza per il confezionato, ricorso all’home delivery”.
LE CONCLUSIONI
“Dal punto di vista economico, se il potere d’acquisto delle famiglie risultasse ridotto in misura percepita permanente, i format che fanno leva sull’economicità (discount) sono candidati a guadagnare ulteriore terreno”. Nel 2018 il fatturato aggregato dei maggiori operatori della Gdo italiana, rappresentativi di circa il 95% del mercato della Gdo nazionale a prevalenza alimentare, si è assestato a 84,3 miliardi di euro (al netto di Iva), segnando un incremento dell’1,9% sul 2017.
Si tratta della minore crescita dal 2015. Osservando le vendite per metro quadro nella grande distribuzione organizzata Esselunga coi suoi 15.794 euro per metro quadro risulta il gruppo più efficiente, precedendo l’olandese Ahold Delhaize (14.161 euro per mq), le britanniche J Sainsbury (13.774 euro) e Tesco (10.690 euro), le australiane Woolworths (10.133 euro) e Wesfarmers (9.987 euro), le cooperative svizzere Migros (9.891 euro) e Coop Group (8.364 euro) e la spagnola Mercadona (9.069 euro).








