Domani la Bce si riunirà con uno scenario di aspettative quasi unanimi.
I mercati si preparano a un nulla di fatto, con tassi d’interesse destinati a rimanere invariati al 2%.
Nessuna novità sul fronte monetario, nessuna pista concreta per future mosse in attesa di segnali più chiari da parte dell’economia.
La decisione che arriverà domani non sarà una sorpresa, ma segnerà il passo verso un periodo di attesa che si prolungherà almeno fino a dicembre, quando il nuovo appuntamento per un possibile taglio dei tassi sembra sempre più probabile.
Tuttavia, la strada per quel momento potrebbe essere influenzata da fattori imprevisti e, al di là della solita politica di cautela, molto dipende da un solo elemento: cosa accadrà in Francia.
Il contesto economico che giustifica l’attuale posizione della Bce è di crescita debole e inflazione in rallentamento.
A settembre, l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro è salito appena al 2,1%, con una lieve accelerazione rispetto al 2% di luglio. Un aumento che, pur sopra le previsioni, non desta ancora preoccupazioni allarmistiche.
L’inflazione sottostante, quella core che esclude i più volatili alimentari e combustibili, è rimasta ancorata al 2,3%, confermando la prudenza con cui la Bce ha impostato la sua politica.
Il ritmo di crescita dell’eurozona è moderato, con un’espansione che, secondo le ultime stime, dovrebbe essere appena dello 0,9% nel 2025.
I rischi geopolitici globali, a partire dai dazi, potrebbero comprimere il tasso di crescita.
Ma la vera incognita resta la Francia.
La nomina di Sébastien Lecornu come primo ministro potrebbe condizionare le prossime scelte della Bce, non solo in termini economici, ma anche finanziari.
La Francia sta vivendo un periodo di turbolenze politiche e finanziarie. La crescita modesta e le manifestazioni contro i tagli al bilancio potrebbero destabilizzare i mercati.
Il rendimento dei bond francesi a 10 anni, che ha recentemente superato il 3,4%, è ormai più alto di quello della Grecia (3,3%) e di poco inferiore all’Italia (3,5%), segno che il mercato sta già scontando un maggiore rischio sul debito sovrano francese.
Il “cigno nero” parigino con scioperi e manifestazioni contro i tagli alla spesa pubblica sarà il fattore da tenere in maggiore considerazione.
La tenuta dei conti pubblici francesi potrebbe diventare una spina nel fianco della moneta unica.
La conferenza stampa di Christine Lagarde dopo la riunione del direttivo sarà quindi fondamentale per capire come intende gestire le sfide imminenti.
Nonostante la decisione di domani appaia già scritta, le parole della presidente saranno cruciali per delineare le linee guida della politica monetaria.
Lagarde dovrà probabilmente ribadire la posizione data dependent dell’istituto, riconoscendo la fragilità della crescita e la possibilità di una discesa dell’inflazione, ma senza esplicitare un orientamento definitivo sul futuro.
Gli esperti di Mps Capital Services evidenziano che “il consenso di mercato si aspetta una conferma dei tassi attuali alla luce dell’accordo commerciale raggiunto con gli Usa che riduce i rischi sulla crescita”.
Per la pausa propendono anche gli analisti di Ing, anche se, secondo loro, la discussione alla riunione della prossima settimana sembra destinata a essere più controversa di quanto i mercati stiano attualmente scontando.
“Ci aspettiamo che la Bce non modificherà i tassi nella riunione della prossima settimana, anche se il dibattito tra falchi e colombe sarà probabilmente più acceso di quanto i mercati abbiano scontato”, scrivono dal broker.
Lagarde potrebbe quindi optare per un’attesa a medio termine, ma senza chiudere definitivamente la porta a un taglio dei tassi, qualora l’economia della zona euro dovesse entrare in una fase ancora più debole.








