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Per Federmanager e Aiee servono il nucleare di nuova generazione e l’idrogeno | L’analisi

In una fase in cui la transizione energetica si intreccia sempre più con sicurezza economica e politica industriale, Federmanager e Aiee (Associazione italiana degli economisti dell’energia) mettono al centro del dibattito un punto preciso: la decarbonizzazione non può essere l’unico obiettivo.

Serve porsi un traguardo più ambizioso: una sicurezza energetica decarbonizzata, capace di garantire continuità di fornitura, stabilità dei prezzi e competitività del sistema produttivo.

Il rapporto presentato oggi evidenzia una vulnerabilità strutturale del sistema Italia: un’eccessiva dipendenza dalle importazioni di energia.

Oggi il Paese importa circa il 75% del proprio fabbisogno energetico, una delle quote più elevate tra le principali economie europee.

In un contesto segnato da instabilità geopolitica, crisi dei prezzi e tensioni sulle catene di approvvigionamento, questa dipendenza non è un elemento congiunturale ma un fattore sistemico che incide direttamente sulla crescita e sulla tenuta industriale.

Il rapporto riconosce il ruolo centrale delle fonti rinnovabili per una transizione energetica sostenibile ma ne analizza anche i limiti tecnici.

Solare ed eolico non producono energia in modo continuo e richiedono sistemi di accumulo su larga scala, fonti di backup e investimenti rilevanti nelle reti.

Secondo le principali stime europee, lo sviluppo e l’adeguamento delle infrastrutture elettriche richiederanno investimenti per centinaia di miliardi di euro entro il 2030, a testimonianza della dimensione industriale della transizione.

In questo quadro si inserisce la riflessione sul nucleare, che il documento propone di riportare sul terreno della politica industriale e climatica.

L’attenzione è rivolta alle tecnologie di nuova generazione, considerate opzioni strategiche di lungo periodo.

L’altro pilastro dell’analisi è l’idrogeno, trattato con un approccio pragmatico.

Il rapporto chiarisce che l’idrogeno non è una fonte primaria ma un vettore energetico, la cui produzione – soprattutto da rinnovabili – comporta perdite energetiche significative che possono raggiungere il 30-40% lungo la filiera e richiede infrastrutture dedicate.

Per questo viene esclusa una visione generalista dell’idrogeno come soluzione universale e indicato un utilizzo selettivo nei settori industriali difficili da elettrificare, per l’accumulo energetico di lungo periodo e come complemento in sistemi energetici complessi.

“I manager sanno che le trasformazioni complesse richiedono visione, programmazione e stabilità delle regole. La transizione energetica è una trasformazione di questa portata e non può essere affrontata con interventi frammentari o emergenziali – ha dichiarato il presidente di Federmanager, Valter Quercioli – Occorre costruire una strategia energetica nazionale che tenga insieme sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e competitività industriale”.

Il presidente onorario Aiee, Carlo di Primio, ha espresso l’auspicio “che il nostro lavoro possa dare un utile contributo anche all’esame, avviato in queste settimane dal Parlamento, sul disegno di legge presentato dal Governo per la delega sul nucleare”.

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