Nel biennio 2020-2022, si è assistito a un’importante evoluzione nelle modalità di organizzazione del lavoro, con particolare riguardo al lavoro agile e alla sua diffusione nelle diverse realtà istituzionali.
Prima dell’evento pandemico, solo una quota minima di istituzioni pubbliche aveva adottato iniziative strutturate di Smart Working (3,6%) ma, in seguito, le istituzioni hanno dovuto reagire prontamente adottando una serie di provvedimenti per agevolare il lavoro da remoto e garantire la continuità delle attività.
Il lavoro agile si è quindi affermato quale strumento flessibile e adattabile a diverse situazioni e risulta sempre più strutturato, pur con delle chiare differenze tra le istituzioni, che possono essere riscontrate sia da un’analisi per forma giuridica sia per territorio.
Sono i risultati preliminari sul censimento permanente delle istituzioni pubbliche nel 2022 condotto dall’Istat nel quale emerge che l’impatto positivo del lavoro agile sul benessere dei lavoratori è stato rilevato da quasi 9 istituzioni su 10.
La maggiore diffusione del lavoro agile si riscontra tra le Università pubbliche, le Province e Città metropolitane, le Giunte e i Consigli regionali e le Amministrazioni dello Stato, con quote di utilizzo superiori al 90%.
Tra i comuni si riscontra un’elevata variabilità di utilizzo di questo strumento a seconda della classe dimensionale: dall’87,1% dei comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti al 30,4% dei Comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti (dato più basso tra tutte le forme giuridiche).
Anche tra gli Enti pubblici non economici è bassa l’incidenza di quelli che hanno adottato il lavoro agile (30,5%), dato inferiore alla media che si attesta al 41,2%.