Ad AstraZeneca il personale “cerca semplicemente di dare il meglio di sé. Ci siamo impegnati a produrre un vaccino che salvasse le vite. E così, ricevere critiche tutti i giorni, a volte giuste, a volte da tuttologi che dicono la loro su tutto, è mortificante”. L’amministratore delegato, il francese Pascal Soriot, dice la sua per la prima volta da quando la Commissione europea ha annunciato ricorso contro le mancate forniture di vaccini del gruppo.
“Potete guardare al bicchiere mezzo vuoto: abbiamo fornito all’Europa meno vaccini del previsto. Oppure guardare al bicchiere mezzo pieno – dice in una lunga intervista al Financial Times – abbiamo fornito oltre 400 milioni di dosi a livello globale e salvato tante vite”. Il manager rivendica che AstraZeneca ha scelto di non realizzate profitti sul vaccino anti Covid, a differenza di altre case farmaceutiche che ne ottengono a miliardi. E che fornisce i due terzi delle sue dosi a Paesi a reddito medio mentre “Pfizer si concentra su Usa, Europa e pochi altri Paesi: speriamo che presto forniscano anche loro i Paesi poveri”.
“Non mi fraintendete: sono un europeo e amo l’Europa. Ma l’Europa fa parte del mondo, non è l’intero mondo. E nel mondo – dice – molti Paesi vogliono il nostro vaccino, che quindi ha un futuro”. Secondo il manager il preparato AstraZeneca mostra infatti solo un limitato calo di efficacia rispetto alla variante indiana e le sperimentazioni animali mostrano che un nuovo richiamo funziona bene contro altre varianti. La società sta trattando con il governo Gb e con latri Paesi si nuovi contratti per i richiami.
E sulla polemica attorno alle mancate forniture all’Ue a fronte di approvvigionamenti regolari al Regno Unito, secondo Soriot la priorità accordata al Regno è legata all’accordo che Londra ha stipulato finanziando l’Università di Oxford, che ha creato il vaccino (poi prodotto da AstraZeneca). “Ovviamente, quando fai una cosa di questo tipo non la fai gratis. Quello che vuoi in cambio, ed è abbastanza equo, è avere la priorità” (qualcosa di analogo a quando fatto dagli Usa con Moderna). In maniera indiretta critica le modalità con cui l’Ue ha condotto le trattative sui contratti: parla infatti di “un gran lavoro” del governo Gb che ha scelto di affidare questo incarico a una esperta di venture capital “e non a un manager che si mettesse a tirare sul prezzo o a riempire fogli di calcolo”.
Soriot, poi, respinge la tesi secondo cui il ritardo nell’Ue sulle vaccinazioni sarebbe colpa delle mancate forniture di Asrazeneca: negli Usa “sono più avanti e non usano il nostro vaccino”, dice. E ribadisce che i risultati di test e sperimentazioni mostrano che su AstraZeneca gli effetti collaterali sono allineati con quelli dei vaccini di altre case farmaceutiche.
Poi lo sfogo sui tuttologi (armchair generals). Il manager dice di essere in grado di passare oltre ma rileva che le migliaia di persone che lavorano al vaccino AstraZeneca si sono sentite mortificate. “Ma dobbiamo guardare alle migliaia di vite che abbiamo salvato”. Ma poi ammette “l’autogol” delle comunicazioni incomplete alle autorità Usa, imputandole alla “fretta”. E si difende dalle critiche su bonus e gratifiche ai dirigenti, che hanno ricevuto forti percentuali di voti contrari da parte degli azionisti, affermando che al di là di quelle che riguardano lui, le gratifiche servivano ad attrarre personale altamente qualificato. Infine, il top manager fa capire che lascerà, assieme a altri due dirigenti chiave, ma senza specificare i tempi. “Al momento appropriato”, dice, aggiungendo unicamente di aver “concordato la sequenza con cui ci ritireremo” assieme al presidente, Leif Johansonn e al direttore finanziario, Marc Dunoyer.








