Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, predice un 2021 a due facce per l’Italia, con un possibile rialzo sulla seconda metà dell’anno.
«Ci aspettiamo un calo dell’attività economica su base congiunturale dell’ordine di tre punti percentuali a fine 2020. Assumendo che le restrizioni adottate siano efficaci nel contenere ulteriormente l’indice Rt (già sceso sotto l’1) e di conseguenza i casi totali nonché il numero di ospedalizzazioni e il tasso di occupazione dei posti di terapia intensiva, è possibile che il trend già iniziato di graduale rilascio delle restrizioni e lenta ripresa della mobilità possa continuare nelle prime settimane del nuovo anno. Ciò implica la possibilità di un rimbalzo del Pil già nel 1° trimestre, sia pure non pieno (dell’ordine del 2% t/t); non ipotizzando la necessità di un nuovo inasprimento delle restrizioni in corso d’anno, il recupero dovrebbe continuare nei restanti trimestri del 2021, sia pure ad un ritmo via via decrescente su base congiunturale».
Uno scenario che implica un rimbalzo del Pil del 4,7% nel 2021, dopo il calo del 9% stimato per l’anno appena terminato. In media, l’anno prossimo l’attività economica resterebbe più bassa del 4,7% rispetto al livello del 2019. Secondo Mameli i rischi riguardano principalmente la prima metà dell’anno, perché nella seconda parte, la distribuzione su vasta scala di uno o più vaccini prima e l’implementazione dei programmi previsti del Recovery Plan europeo poi, potrebbero avere l’effetto molla per l’economia italiana.
«Entrambi questi fattori a nostro avviso difficilmente avranno un impatto tangibile sull’economia prima della seconda metà del 2021, ma potrebbero sostenere l’attività economica a lungo ovvero per alcuni anni. Infatti, lo shock Covid ha causato un output gap molto ampio, che farà sì che per diversi anni l’economia possa crescere ad un ritmo superiore al potenziale, per recuperare i livelli pre-shock».
Mameli conclude, mostrando ottimismo per il prossimo quadriennio. «A nostro avviso l’Italia, benché possa risultare tra i Paesi europei che impiegheranno più tempo per tornare ai livelli di Pil del 2019, in ogni caso è destinata a mostrare tassi di crescita superiori a quelli considerati abituali per il nostro Paese probabilmente per tutto il quadriennio 2021-2024; anzi, se vediamo, come detto, rischi al ribasso sulla nostra previsione di crescita per l’anno prossimo, viceversa, riteniamo vi siano rischi al rialzo sul profilo previsivo per gli anni dal 2022 al 2024 (dal 2025, una volta recuperati i livelli pre-shock, l’attività economica dovrebbe tornare ad espandersi a ritmi in linea con il potenziale)».








