Paolo Panerai, Editor in Chief and Ceo di Class Editori, ha aperto la giornata del Milano Fashion Global Summit 2020, organizzato da Class Editori, analizzando il settore delle Pmi della moda.
«Occorre che ci sia una spinta da chi gestirà la borsa, da chi può gestire la parte economica dell’Italia, affinché ci sia iniezione di capitale in modo che tutte le aziende del settore, piccole di dimensioni ma grandi di qualità, possano ulteriormente svilupparsi. Sappiamo che una buona parte di queste sono già state acquistate da gruppi internazionali. Nella logica della trasformazione che potrà esserci del mercato borsistico italiano, nell’ambito dell’aggregazione con Euronext, spero che ci sia la possibilità di guardare lontano: l’Italia è il Paese che ha più risparmio». Ma che ora deve investire nel settore della moda.
«Alcune aziende quotate della moda hanno una crescita significativa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, come ad esempio Prada (+30%) e Moncler (+10%), in Francia hanno Hermes (+34%), Kering (+13%) e Lvmh (+25%). Questo vuol dire che accanto al primato italiano in termini di stile e di filiera, ci manca la dimensione. Un altro dato, approssimativo per il momento, è che gli utili di Lvmh sono superiori al fatturato delle principali aziende italiane».
Per Carlo Capasa fino al 2023 ci sarà da soffrire
Sul tema è intervenuto anche Carlo Capasa, Chairman Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha ricordato come «nel 2020 perderemo circa il 30% che è pari a circa 29 mld euro. Sono numeri preoccupanti anche perché c’è la preoccupazione che molti artigiani possano chiudere per sempre».
«Abbiamo negozi chiusi. In Cina si sta crescendo già dalla seconda parte dell’anno, in Giappone reggiamo e la Corea non va male. L’Europa invece è il continente più penalizzato. Servono delle misure ad hoc, è un effetto fattuale e non strutturale come accadde con la crisi del 2008. Crediamo fortemente nel rimbalzo. Ci aspettiamo che nella seconda parte del 2021 si riprenda a ritmi alti a lavorare. Per il prossimo anno stimiamo un calo del -12% rispetto al 2019 e nel 2023 potremo tornare al fatturato» prima della pandemia.
«L’Italia – aggiunge il Chairman Camera Nazionale della Moda Italiana – è considerata il Paese della moda ma non mi sembra che veniamo considerato una industria strategica. Neanche da parte del governo: quando vengono fatte delle misure, sono sempre orizzontali e mai verticali. In Italia non viene favorita la dimensione, non esiste un polo del lusso e questo e’ incredibile. Non siamo il Paese della moda perché non diamo ad essa la giusta importanza. Dobbiamo iniziare da noi a fare un cambio culturale».
L’Italia deve crescere nella consapevolezza, riguardo l’importanza della moda c’è ancora un cambio di mentalità da fare. «Siamo i primi in Europa e se guardiamo la moda nel suo complesso come industria, commercio e sevizi diamo lavoro a 1,2 mln di persone. Siamo una industria al femminile che dà accesso ai giovani ma il nostro governo non lo considera tale. Spero che con Recovery Fund questo si potrà risolvere. Noi faremo una proposta strutturata per crescere sul digitale e sulla sostenibilità», ha aggiunto.
L’assenza di un polo del lusso è una mancanza che si fa sentire. «In Italia non è stato favorito questo progetto. Credo che sia importante creare le condizioni per realizzarlo. È necessario che si mettano insieme gli imprenditori e la parte sana della finanza», ha concluso.
Della Valle punta tutto sull’online
Anche Diego Della Valle, fondatore, presidente e ceo di Tod’s, ha sottolineato l’importanza del mercato online, soprattutto in quest’epoca pandemica. «C’è una grande voglia da parte di noi imprenditori di fare un grande fatturato con l’e-commerce: velocizzerebbe i processi, cresceremmo più velocemente e più facilmente. Accorcia la filiera e ci porta più margine di utile. Abbiamo un bel team dedicato, quasi completo».
«Nessuno di noi ha mai immaginato di poter assistere a quello che abbiamo visto sotto il profilo del business e sotto quello umano. E forse non lo abbiamo ancora assorbito. Abbiamo visto quella che sembrava la fine del mondo e abbiamo continuato a lavorare dandoci degli obiettivi: mettendo in sicurezza le nostre persone e interfacciandoci con mercati che diventavano almeno temporaneamente inesistenti».
Della Valle conclude spiegando il cambiamento che la pandemia ha imposto alle aziende. Tod’s, nel momento in cui è esploso il covid, era nel pieno dello sviluppo, ma ora è costretto a cambiare pelle. Sarà importante, nel 2021, stare attenti «a non guardare troppo i numeri della Borsa, che possono far innervosire».








