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Ogni euro investito nella sostenibilità del vetro può generare 2,5 euro di valore | Lo scenario

L’investimento nel settore italiano del vetro crea un valore aggiunto di 2,5 volte superiore rispetto all’investimento iniziale: fa bene ad economia ed ambiente. Con un investimento di 10,7 miliardi si potrebbe generare infatti un ritorno sociale, economico e ambientale pari a oltre 27 miliardi.

Le opportunità di investire nell’industria del vetro italiana e nella sua decarbonizzazione e gli elementi di indirizzo per accompagnarne la transizione ecologica, sono stati questi i temi al centro del Convegno “Il Futuro attraverso il vetro” organizzato da Assovetro, l’Associazione degli industriali del vetro aderente a Confindustria, in collaborazione con il Cnel in cui è stato presentato uno studio condotto da Open Impact sul ritorno sociale, ambientale ed economico dell’investimento attraverso la metodologia SROI (Social Return on Investment) che dimostra che ogni euro speso genera 2,5 euro di valore.

Lo studio, ipotizzando un investimento per l’intera filiera del vetro di 10,7 miliardi, prevede un ritorno da un punto di vista sociale di 12,2 mld (il più alto), mentre l’investimento maggiore dovrebbe essere convogliato sull’ambiente, 8,7 miliardi, di cui ben 8 per la decarbonizzazione attraverso l’aumento dell’efficienza energetica della produzione, utilizzando anche una maggiore quantità di rottame di vetro; l’elettrificazione; l’utilizzo di combustibili verdi come idrogeno e biometano; la cattura della CO2. Un investimento che avrebbe ricadute molto positive in termini di impatto del settore e avvierebbe la trasformazione di tutta l’economia (filiere costruzioni e agroalimentare) in senso verde e circolare.

«Il vetro è centrale per sostenere la transizione» ha dichiarato il presidente di Assovetro, Marco Ravasi «e può farlo con ritorni sociali, ambientali ed economici più che positivi dimostrando che la transizione ecologica può essere un volano di sviluppo, soprattutto se affrontata senza pregiudizi, ma piuttosto scegliendo le opzioni più efficaci per conseguire gli obiettivi che ci si prefigge».

«Il caso della filiera del vetro» ha aggiunto il presidente del Cnel, Tiziano Treu «può rappresentare un modello per la transizione verde e dimostra come investire in sostenibilità sia premiante sia in termini di occupazione, favorendo i cosiddetti green job, sia più in generale da un punto di vista economico e sociale».

Il settore, come è emerso dal convegno, continuerà ad investire per la decarbonizzazione e chiede di poterlo fare all’interno di una cornice di interventi chiari e programmati che riguardino anche la produzione e il trasporto di energia verde a costi accessibili per preservare la competitività delle produzioni nazionali.

In Italia l’industria del vetro, seconda manifattura europea, è presente, caso unico in Europa, con tutte le produzioni e serve numerose filiere strategiche del Made in Italy: vetro piano per auto, per edilizia e per arredi e mobili, vetro cavo per imballaggi alimentari, per cosmetici, per la farmaceutica, fibre di vetro per rinforzo e isolamento, vetri tecnici. Il settore conta circa 60 stabilimenti e 32 aziende di produzione di grandi dimensioni, oltre a circa 300 aziende della trasformazione e 30.000 addetti diretti.

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