Oltre 500 emendamenti rallentano l’iter della legge delega che dovrebbe riportare i reattori in Italia.
Intanto Sogin viene chiamata a condividere tecnici e competenze da Paesi che sul nucleare stanno decenni avanti, come Giappone e Gran Bretagna.
A fare da cornice a questo paradosso c’è la crisi energetica innescata dal conflitto Usa-Iran.
Gian Luca Artizzu, ad di Sogin: ci risiamo, il nucleare viene evocato solo nelle emergenze. L’Italia è condannata ad arrivarci impreparata?
“Non si può gestire una crisi improvvisa con uno strumento di medio-lungo periodo.
Anche con soluzioni draconiane il nucleare richiederebbe almeno altri 5-6 anni.
Detto questo, ogni volta diamo per scontato che non ci saranno altre crisi.
Ma ci saranno sempre: la primavera araba nel 2011, il petrolio a 145 dollari dopo l’11 settembre, le guerre commerciali di oggi.
La sicurezza del Paese passa per la stabilizzazione delle proprie risorse.
Il nucleare è una di queste, insieme a idroelettrico, geotermia e rinnovabili programmabili e non: fonti diverse, funzioni diverse”.
Il governo potrebbe andare più veloce?
“No, e vado controcorrente nel dirlo.
La fretta l’abbiamo già vissuta.
Adesso bisogna costruire con metodo, senza saltare i passi.
I 500 emendamenti vanno discussi tutti, anche i più capziosi, come quello che impone di completare il decommissioning prima di avviare il nuovo nucleare.
Un’assurdità: sono cantieri, siti e infrastrutture completamente diversi.
Il tempo è il prezzo per un consenso solido.
Credo che il ministro Pichetto Fratin e il governo stiano operando in modo corretto”.
Come procede lo smantellamento?
“Siamo al 47-48%.
Quando ho iniziato la media storica annua di contratti era intorno ai 90-95 milioni di euro.
Nel terzo anno del mio mandato l’ho portata a 420 milioni.
L’obiettivo deve essere circa 300 milioni l’anno, allineando i cantieri nel rispetto della sicurezza.
Ma ci sono ostacoli seri.
I limiti di rilascio delle sostanze radioattive in Italia sono molto restrittivi: il ferro-55 è ammesso a 10 mila becquerel per grammo secondo la Commissione Ue, in Italia scende a uno.
Il nickel-63 nel cemento: mille per l’Ue, uno per l’Italia.
Ma lo sa che una banana emette circa 17 bq?
Il risultato è che ciò che altrove non è un rifiuto qui lo diventa per via amministrativa”.
In tema di rifiuti, il deposito nazionale a che punto è?
“L’obiettivo è avviare il cantiere nel 2029 e concluderlo nel 2039.
Ora la palla è alla commissione che conduce la Valutazione Ambientale Strategica su 51 siti, un lavoro enorme.
Propongo da tempo di aprire alle candidature volontarie per Comuni non compresi nell’elenco: risolverebbe alla radice il problema del consenso territoriale”.
Intanto Sogin è richiesta all’estero.
“Siamo considerati un’eccellenza nel trattamento della grafite irraggiata.
Abbiamo sviluppato robot, mock-up fisici e sonde.
Collaboriamo con una startup milanese che testa un braccio robotico flessibile.
I giapponesi vogliono imparare da noi.
Non è un caso isolato: posso anticipare che ci hanno chiamato anche gli inglesi”.








